Roma, 8 ott – “Accolgo con particolare soddisfazione l’indicazione che
l’Europarlamento ha fornito agli Stati sull’applicazione della falsa sindrome di
alienazione parentale, una clava usata contro le donne in uscita dalla violenza che
nei procedimenti civili di separazione rischiano troppo spesso di perdere la custodia
dei figli. E’ una prassi inaccettabile, al centro di molte battaglie delle
associazioni femministe e che ora trova ascolto nella presa di posizione degli
eurodeputati”.
Lo dice la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra (Leu) commentando la recente
approvazione della Risoluzione di Strasburgo sull’impatto della violenza da parte del
partner e dei diritti di affidamento su donne e bambini. Il Parlamento europeo ha
sottolineato che “la cosiddetta sindrome da alienazione parentale e concetti e
termini analoghi, che si fondano solitamente su stereotipi di genere, operano a
scapito delle donne vittime di violenza domestica, colpevolizzando le madri per aver
alienato i figli dal padre, mettendo in discussione le competenze genitoriali delle
vittime, ignorando la testimonianza del bambino e i rischi di violenza cui sono
esposti i figli e pregiudicando i diritti e la sicurezza della madre e dei bambini”.
Per Guerra è particolarmente significativo il passaggio in cui si raccomanda agli
Stati membri di “non riconoscere la sindrome di alienazione parentale nella loro
prassi giudiziaria e nel loro diritto e a scoraggiarne o addirittura proibirne l’uso
nei procedimenti giudiziari, in particolare durante le indagini per accertare
l’esistenza della violenza”. Guerra ha anche sottolineato l’importanza
dell’ulteriore richiamo degli eurodeputati sull’ascolto diretto del minore da parte
dei giudici: “E’ già previsto nel nostro ordinamento ed è un diritto dei bambini – ha
detto – ma spesso viene disatteso con il risultato di ignorare che i procedimenti di
custodia riguardano in primis i minori”. (PO / UE / red)