Ora che la guerra è stata vinta arriva la battaglia più dura. Il Guardian ricorda oggi le grande difficoltà incontrate dal Consiglio nazionale di transizione (Ntc) per compattare l’opposizione dietro a un’unica bandiera. Le fazioni in lotta hanno identità diverse e differenti radici tribali, partendo dai ribelli dell’est, gran parte dei quali appartengono alla classe media. C’è poi un secondo gruppo, quello che ha combattuto le battaglie più importanti della guerra, e infine gli “uomini di montagna” provenienti dall’ovest, i primi a entrare nella capitale. Per loro e per gli altri il tempo dei festeggiamenti sta per scadere. Ora arriva la parte difficile. La vera sfida sarà costruire uno Stato dalle rovine di quattro decenni di controllo totalitario, basato su istituzioni deboli e immature. Non c’è tempo da perdere: non appena Gheddafi sarà caduto, il Consiglio nazionale ha già annunciato che si trasferirà nella capitale. Ma i 20 mesi chiesti per creare il quadro entro il quale opererà il nuovo governo libico sono davvero troppi. La Libia rischia di diventare un altro Iraq, paese con il quale condivide una struttura ancora profondamente tribale. Saranno almeno 140 le tribù e i clan che siederanno al tavolo dei vincitori e non sarà un’impresa semplici evitare nuovi disordini, senza contare che anche gli islamisti dell’est stanno alzando la testa, alla ricerca di un ruolo all’interno della nuova Libia. (Fam – 23 ago)