In Libia la situazione è ancora in evoluzione e anche se “il potere di Gheddafi è finito, violenze e uccisioni non cesseranno immediatamente”, anzi “si apre una fase difficile, che potrebbe durare anche a lungo”. Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa, però, in questa fase di incertezza e riorganizzazione delle autorità locali non ci sarebbe “nessuna gara neocolonialista tra Italia, Francia e Gran Bretagna”. Secondo il ministro i rapporti tra Italia e Libia torneranno ad essere quelli esistenti prima del conflitto e su questo “vi è già un’intesa con il Cnt”: i nuovi dirigenti libici “hanno confermato a Berlusconi e Frattini che tutti gli accordi che esistevano tra Italia e Libia saranno rispettati”. Lo stesso ministro degli Esteri italiano ha parlato di un Trattato di amicizia “che riprenderà vigore quando le condizioni lo consentiranno”, assicurando che “le nuove autorità libiche hanno già chiaramente detto di volerlo onorare”. Frattini ha rivelato anche in un’intervista ad “Avvenire” che Gheddafi voleva “trasformare Lampedusa in un inferno” mettendo “sui barconi migliaia di disperati, gettando l’isola nel caos”: di questo l’Italia avrebbe le prove e presto saranno rese pubbliche. Per Frattini “l’Italia continuerà ad avere il ruolo che ha sempre avuto” e sarà ancora “il primo partner economico della Libia”. Insomma la volontà di spingere il tasto “rewind” (e riportare il legame tra Tripoli e Roma ai livelli pre-intervento Onu) è forte in tutto il governo e anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni oggi ha espresso l’auspicio di “proseguire l’accordo molto efficace fatto con il regime precedente in Libia, che ha consentito una gestione bilaterale ed efficace dell’immigrazione”, dicendosi “pronto a trattare con le nuove autorità libiche”. E mentre da Parigi arriva la notizia che Muammar Gheddafi si sarebbe rifugiato nella sua citta natale di Sirte, da Bruxelles giunge un invito alla cautela per tutti i Paesi che in queste ore stanno decidendo lo sblocco dei beni libici congelati: sì a partire subito, ma attenzione affinché le risorse non finiscano nelle mani sbagliate, ossia in quelle dei sostenitori del colonnello. Il tema dello “scongelamento” sarà uno dei principali argomenti nella riunione del Cairo Group che si tiene a New York sotto l’egida dell’Onu con la partecipazione della rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, dell’Unione Africana, della Lega Araba e dell’Organizzazione della conferenza islamica. Nel frattempo, nella tarda serata di ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha dato il via libera allo sblocco di fondi libici per 1,5 miliardi di euro destinati alla ricostruzione del Paese.
(Pif – 26 ago)
