“Il ricorso prevalente alla leva fiscale, quasi tre quarti della manovra se si sommano interventi diretti e indotti, determina la compressione del reddito disponibile e accentua i rischi depressivi”. E’ questo il giudizio espresso dal presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino durante l’audizione sulla manovra alle commissioni riunite di Camera e Senato. Nella sua relazione la magistratura contabile ha espresso “perplessità sulla scelta che ha condotto a formulare e quantificare la manovra correttiva senza un aggiornamento del quadro macroeconomico previsionale” e si è detta convinta che “una composizione accettabile tra le due esigenze di rigore e sviluppo possa e debba essere trovata all’interno delle manovre correttive di finanza pubblica concordate a livello europeo”. Ma in che modo? “In sintesi – ha sottolineato la Corte dei Conti – si tratterebbe di procedere in direzione di un ridimensionamento del peso del bilancio pubblico sull’economia, liberando risorse per un più elevato livello della domanda degli operatori privati”. Anche perché “è chiaro che per un Paese come l’Italia, afflitto da un pesante stock di debito pubblico (superiore del 20% al livello del Pil), è soltanto con una stabile maggiore crescita economica che è possibile ipotizzare realistici percorsi di rientro”.
(Pif – 30 ago)