Lo sciopero? Un grande successo secondo Cgil e opposizioni, un fallimento per governo, maggioranza e altri sindacati confederali. Primo fra tutti si fa sentire il ministro del Welfare Maurizio Sacconi secondo cui “le adesioni rimangono quelle tradizionalmente basse degli scioperi promossi dalla sola Cgil, tanto nel pubblico quanto nel privato”. E sulla richiesta di stralcio dell’articolo 8 della manovra, chiesto da Susanna Camusso e dall’opposizione, Sacconi risponde: “Non se ne parla proprio nel nome, da un lato, della sua corrispondenza a una delle più esplicite richieste della Bce e, dall’altro, di un consenso che ha visto convergere la maggioranza e il Terzo polo oltre alla sua accettazione da parte della maggioranza degli attori sociali”. Non si fa attendere la risposta del numero uno della Cgil che sulle adesioni allo sciopero attacca: Sacconi “avrebbe bisogno di un paio di occhiali, ma credo possa permettersi una visita oculistica”. E contro l’articolo 8 aggiunge: “Adotteremo tutte le iniziative possibili per cancellare quella norma”. Anche il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta parla di bassa adesione allo sciopero, per lo meno all’interno della pubblica amministrazione, pari al 3-4%. Percentuali che “attesterebbero – prosegue il ministro – che anche questo quinto sciopero generale della Cgil ha ottenuto un’adesione molto bassa e che in particolare non vi avrebbe aderito nemmeno la metà circa degli iscritti alla stessa organizzazione sindacale. Questi dati – ha concluso Brunetta – sono la migliore e più seria risposta alle seminatrici di vento”. “È doveroso per il Pd essere in tutti i luoghi dove a ragione veduta si critica una manovra che non solo è sbagliata, ma che non viene creduta”, spiega il segretario del Pd Pier Luigi Bersani – che oggi ha preso parte al corteo a Roma -, rispondendo così non solo a governo e maggioranza, ma anche ad alcuni esponenti del suo stesso partito che non hanno preso parte alle manifestazioni. In piazza oggi anche gli altri esponenti dell’opposizione. Dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro che ha chiesto “una, cento, mille piazze” per chiedere le dimissioni del governo, al segretario di Sinistra ecologia e libertà Nichi Vendola che ha espresso “gratitudine alla Cgil che si assume l’onere di rappresentare il diritto di questo Paese a non voler rassegnarsi ad affogare in una manovra che uccide il Welfare, che non porta nessun investimento per la crescita e rappresenta un attacco proditorio ai diritti del lavoro”.
(Cle – 6 set)