Sembra un romanzo, ma John Sauven ne parla con tanta disinvoltura. La sua organizzazione – il braccio britannico di Greenpeace – vuole costruire un muro attorno al Polo Nord. Ma non un muro reale sul ghiaccio galleggiante del Mar Glaciale Artico, bensì un muro legale, un divieto internazionale, che impedisca ai paesi che lo circondano di impossessarsi della cima del mondo, per sfruttare le ricchezze minerarie che si trovano sotto il suo fondale marino. Ne dà notizia l’Independent -. Finora la sua inaccessibilità è stata anche la sua salvezza. Ma ora il riscaldamento globale sta aprendo la grande porta del deserto ghiacciato, l’ecosistema più intatto del pianeta. Questa settimana vaste aree dell’Artico appaiono libere dai ghiacci, con il mitico Passaggio a Nord Ovest che si è aperto, rendendo possibile navigare dall’Atlantico al Pacifico senza passare attraverso il Canale di Panama e Capo Horn. Ciò significa – sottolinea l’Independent – che il cambiamento climatico continua a spogliare l’Artico della sua protezione, attirando l’attenzione di compagnie petrolifere, così come di Canada, Russia, Stati Uniti, Norvegia e Danimarca (tramite la Groenlandia). Tutte queste nazioni stanno cercando di estendere la loro acque territoriali e la conseguente sovranità dei fondali a 90 gradi a Nord. Contro la conquista dell’Artico si schiera però John Sauven, direttore esecutivo del ramo britannico di Greenpeace, che sta progettando una campagna globale per rendere il Polo Nord “off-limits”. (Fam – 12 set)