È suonata oggi per 8 milioni di studenti la campanella che annuncia l’inizio dell’anno scolastico. Temuta non solo da bambini, ragazzi e insegnanti, ma anche dallo stesso ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, che si trova davanti un anno scolastico di fuoco. In contestazione con le scelte del dicastero, infatti, la Rete degli studenti ha già annunciato una serie di mobilitazioni dopo il flash mob davanti ad alcuni istituti. Le prossime manifestazioni si terranno, insieme all’Unione degli Universitari, l’1 e il 7 ottobre nelle principali città italiane. Non solo cortei e flash mob, i giovani degli istituti superiori e degli atenei promettono mobilitazioni durante tutto l’anno scolastico con assemblee e iniziative di vario tipo, dando spazio anche alla creatività. Come questa mattina quando la Rete degli studenti è scesa in piazza per “presentare il conto al governo” con calcolatrici e scontrini alla mano e per mostrare “i danni che questo governo che non sa contare – accusano dal movimento – sta causando all’Italia che conta: gli studenti e i giovani di questo Paese”. Per oggi alle 16 è prevista invece una manifestazione organizzata dalla Federazione degli studenti sotto la sede del Miur a Roma. Già pronto lo striscione con la scritta: “Saremo ovunque per salvare una generazione”. L’Unione degli studenti, invece, ha protestato questa mattina al Pincio, a Roma, chiedendo una “legge nazionale per il diritto allo studio, eliminazione buono scuola, no al limite delle 50 assenze e al voto in condotta, investimenti sulla scuola pubblica”. Più tardi si terrà un altro flash mob al grido di “Suoniamogliele: perché la musica deve cambiare” con assedi sonori in 30 città. Non mancano poi le proteste dei precari della scuola, insegnanti e personale Ata, che stanno manifestando in queste ore di fronte al ministero dell’Istruzione. E anche le associazioni dei consumatori si fanno sentire. “Il programma elettorale per la scuola della Casa delle Libertà, in occasione delle elezioni politiche del 2001, aveva come elementi caratterizzanti le tre i: inglese, internet, impresa”, dichiara l’Aduc ma ancora “non siamo messi bene”, mentre il Codacons mette in evidenza “la questione della sicurezza degli edifici scolastici e delle ‘classi pollaio’, problema tuttora irrisolto”. Tra i banchi torna anche la questione delle classi con forte presenza di figli di immigrati e la polemica legata al tetto del 30% di alunni stranieri proposta dal governo. Un modo, secondo il ministro Gelmini, intervenuta a Mattino 5, per “fare vera integrazione, non per avere delle classi ghetto che non aiutano né gli studenti italiani né gli immigrati”. “La scuola italiana – ha spiegato il numero uno di viale Trastevere – spende svariati milioni di euro per garantire l’integrazione. Credo che uno dei fiori all’occhiello del nostro sistema di istruzione sia proprio l’ attenzione a una vera integrazione, attraverso i corsi in italiano, l’applicazione delle migliori pratiche, una formazione ad hoc per i docenti”.
(12 set – PO / Cle)