Una manifestazione di tutti i sindaci: destra, centro e sinistra, nessuno escluso. Il primo sciopero degli amministratori comunali nella storia dell’Italia repubblicana. Sono circa 9 mila i primi cittadini scesi in piazza oggi in tutta Italia contro i tagli previsti nella manovra approvata ieri con voto di fiducia alla Camera. I sindaci hanno consegnato le proprie deleghe ai prefetti in segno di protesta per sottolineare come con la riduzione di fondi ai Comuni non siano “più in grado di garantire i servizi ai cittadini”, ha spiegato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Una protesta, quella promossa dall’Anci, che ha visto l’adesione bipartisan dei sindaci dei principali comuni italiani dal Sud al Nord d’Italia: “Consegnare questa protesta solo ai sindaci di sinistra sarebbe un errore per il centrodestra”, ha commentato ancora Alemanno, perché “non si può stare zitti di fronte a situazioni molto gravi”. Tra gli esponenti del Pdl anche Osvaldo Napoli, presidente dell’Anci, che ha commentato: “La manovra taglia eccessivamente i fondi degli enti locali. Ci aspettavamo un taglio ulteriore ma non a questo livello”. Una posizione meno chiara quella dei primi cittadini leghisti, vista la chiara opposizione del Carroccio allo sciopero di oggi. La prima cittadina leghista del comune varesotto di Viggiù, Sandy Cane, ad esempio ha aderito allo sciopero pur garantendo i servizi al pubblico: l’amministratrice di colore si è detta pronta anche all’eventualità di essere espulsa dal partito. Nessun amministratore comunale della Lega eletto nel veneziano ha invece partecipato alla manifestazione in piazza San Marco. “È l’ennesima dimostrazione di una posizione non chiara di un partito che gioca su troppi tavoli. Ritengo che sia meglio che la Lega esca allo scoperto e dica se sta dalla parte dei cittadini o dalla parte del potere”, ha detto il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Critico verso il Carroccio anche il sindaco di Torino Piero Fassino, innanzitutto perché “anche i sindaci leghisti hanno gli stessi problemi che abbiamo noi” e poi “i partiti sono una cosa, le istituzioni un’altra”.
(Cle – 15 set)