La Turchia torna nel mirino dei terroristi. È stato di tre morti e 12 feriti il tributo di sangue causato da una bomba esplosa questa mattina nel centro della capitale, Ankara. La deflagrazione è avvenuta nel centrale quartiere di Kizilay e la portata dello scoppio è stata tale da provocare un incendio e infrangere i vetri degli edifici che si trovavano nell’area circostante. Il bilancio definitivo delle vittime è stato ufficializzato dal ministro degli Interni turco, Idris Naim Sahin, nel corso di una conferenza stampa trasmessa in diretta sulla tv di Stato. Sahin conferma l’ipotesi più probabile, quella cioè che dell’esplosivo sia stato piazzato in un’automobile – acquistata di recente, ma non ancora registrata dal proprietario -, ma si attendono i primi rilievi compiuti sul luogo della deflagrazione dalle forze antiterrorismo prima di escludere del tutto l’ipotesi dello scoppio di un contenitore di gpl. Chi non ha dubbi sulla matrice terroristica dell’evento è il presidente della Repubblica turca Abdullah Gul, che dalla Germania parla di un atto “terroristico perpetrato da gente inumana”. Il primo possibile responsabile dell’attentato è stato individuato nel Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), il partito politico armato che rivendica l’indipendenza del popolo curdo. A tal proposito il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, nel corso di una conferenza sulla lotta internazionale al terrorismo svoltasi a New York, ha affermato che i paesi europei dovrebbero smettere di offrire rifugio agli uomini del Pkk che dall’Europa continuano a sostenere finanziariamente e logisticamente la lotta contro lo stato turco.
(Kat – 20 set)