Sorriso smagliante, modi pacati, spirito ironico, atteggiamento sereno, lontano da qualsiasi divismo. Così è apparso David Guetta nel corso della conferenza stampa milanese per il lancio del nuovo album “Nothing but the beat”. Conservando la carica adrenalinica per lo showcase in programma qualche ora più tardi, il più famoso e ricercato dj della scena musicale internazionale ha raccontato del suo esordio nei club francesi, del suo amore per Ibiza, passaggio obbligato per la musica elettronica, e di come “Fuck Me I’m Famous”, oggi vero e proprio marchio delle sue serate, non sia altro che una parodia dell’atteggiamento di alcune donne verso i personaggi famosi o comunque di spicco che frequentavano i club. “Guardavo da lontano quel gioco e mi divertiva molto” ha affermato Guetta. Dopo gli straordinari successi del precedente album del 2009 “One love”, l’artista francese ha pensato bene di sfruttare la scia e spingere ancora più forte sull’acceleratore, questa volta con un doppio album dalla duplice natura pop ed elettronica strumentale. Così da non scontentare nessuno, trascinare con sé quanti più “seguaci” possibile ma soprattutto ritrovare la sua vera essenza di dj house, quella della club culture delle origini. David Guetta sembra non sbagliare un colpo, un vero e proprio re Mida della discografia. Lo sanno bene i grandi nomi della scena hip hop e r’n’b che non si sono lasciati sfuggire l’occasione di toccare ancora una volta la cima delle hit parade internazionali. Parliamo dei Black Eyed Peas, Kelly Rowland, Snoop Dogg, Usher. Senza dimenticare quelli meno famosi come Sia. “E’ stata una sorpresa. – spiega – Tutto è partito da una sua demo ed ora sono molto orgoglioso del successo che sta avendo. Un po’ me lo sentivo.” Il segreto di tanto successo? David Guetta sottolinea sia stata la voglia di sperimentare e accorgersi del cambiamento nella scena musicale. “Ho intuito che qualcosa stava cambiando. Soprattutto, alle nuove generazioni la musica tradizionale trasmessa da radio e tv non interessava più.” Da qui la scommessa, la volonta e il tentativo di amalgamare più generi, portare la musica elettronica europea a fondersi con quella della scena urbana americana, e di spingere questo ibrido ad un’esperienza sensoriale e coinvolgente “Io credo nella musica, nella buona musica – conclude – Per me non è corretto parlare di musica bella o brutta, elettronica o pop. L’importante è che trasmetta emozioni”. (21 set – C.ra)