Ritornare tra la gente “per intercettarne bisogni e idealità cui non ha corrisposto fino in fondo quella risposta politica che il colpo di reni del predellino aveva preparato. Quando cioè Berlusconi ha voluto che la parola ‘popolo’ designasse, per la prima volta in Italia, il nome di un partito lontano dalle aristocrazie dei partiti tradizionali”. È quanto chiede il ministro degli Esteri Franco Frattini in una lettera a Libero nella quale commenta i dieci punti proposti da Libero: “Quello a mio avviso prioritario è la riduzione della spesa pubblica, e quindi partirei dall’idea che il politico non è un viaggiatore di prima classe, e che non si vive solo di politica. Al contrario, fare politica significa impegnare le proprie energie per far vivere il Paese in una dimensione migliore. Il che comporta – nel tempo della crisi – sobrietà e sacrifici soprattutto per la classe dirigente. Dobbiamo saper ascoltare la gente. Ecco perché per un partito che vuole guardare al futuro e che cerca nuovo ossigeno per affrontare al meglio le prossime competizioni elettorali, io credo si debba partire dai tagli ai costi della politica. Non possiamo chiedere nulla ai cittadini se prima non avremo rinunciato alle nostre ‘vacche sacre’, tagliando costi e privilegi. Faccio un esempio: gli Stati Uniti che hanno una popolazione attestata sui 300 milioni circa di abitanti, hanno un Parlamento composto da 535 membri. L’Italia, con una popolazione di 60 milioni di abitanti ha un totale di 945 parlamentari. Si tratta di un’anomalia intollerabile, che troppo spesso abbiamo solo annunciato di voler combattere e di fronte alla quale nessuno dovrebbe più nicchiare. E non parliamo delle oltre 100 province, con consiglieri, consulenti, staff tecnici e così via, tutti pagati dai contribuenti”. (Red – 4 ott)