“Siate affamati, siate folli”: queste sono le parole pronunciate da Steve Jobs nel 2005 alla consegna dei diplomi di laurea all’Università di Stanford che rimarranno nella memoria di tutti. Il padre della Apple se n’è andato, non è riuscito a vincere la battaglia iniziata nel 2004 contro il cancro che l’ha colpito al pancreas. Era stato costretto a un primo ritiro nel 2009 per un trapianto di fegato, poi era tornato quest’anno per presentare l’iPad. L’ultima apparizione del “genio dell’era digitale” risale al 7 giugno scorso in occasione della presentazione del nuovo campus aziendale di Cupertino. Poi, il 24 agosto scorso l’annuncio del suo ritiro tramite una lettera ai suoi dipendenti: “Ho sempre detto che se ci fosse stato un momento in cui non avrei potuto più assolvere ai miei compiti, sarei stato il primo a farvelo sapere. Sfortunatamente quel giorno è arrivato”, scrisse Jobs. La direzione dell’azienda passò così al suo braccio destro Tim Cook, che ha voluto ricordarlo come “un genio creativo e visionario e uno straordinario essere umano. Steve non si lascia dietro solo un’azienda. Il suo spirito resterà per sempre nelle fondamenta di Apple”. A ricordarlo anche il grande rivale della Mela, il guru di Microsoft Bill Gates: “Steve e io – ha detto Gates – ci siamo conosciuti 30 anni fa e siamo stati colleghi, concorrenti e amici, per la maggior parte della nostra vita. Il mondo raramente vede qualcuno che ha avuto l’impatto profondo che Steve ha avuto, gli effetti del suo lavoro saranno sentiti per molte generazioni a venire. Per quelli di noi che sono stati fortunati abbastanza da lavorare con lui, tutto ciò è stato un incredibile onore. Steve mi mancherà immensamente”. Il sito della Apple mostra una sua foto in home page, anche Google gli ha dedicato l’home page. Il mondo ricorda Steve, il genio che ha cambiato la tecnologia ma che non ha saputo perdonare Abdulfattah Jandali, il padre biologico che lo ha abbandonato. Forse è l’unica “opera” incompiuta di un grande uomo. (Mar – 6 ott)