L’impegno contro la guerra e le discriminazioni nei paesi sconvolti dai conflitti sociali e politici: sette anni dopo il riconoscimento assegnato all’ambientalista keniota Wangari Maathai, il Nobel per la Pace torna a colorarsi di rosa con la Commissione di Oslo che assegna il premio ex aequo a tre protagoniste della “lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace”. Le premiate sono la presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, la pacifista sua compatriota Leymah Gbowee e l’attivista yemenita per i diritti civili Tawakkul Karman. “Non è possibile conquistare la democrazia e una pace duratura – ha spiegato il presidente del Comitato Nobel, Thorbjoern Jagland – senza che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini nel contribuire allo sviluppo a tutti i livelli della società”. Definita la “Thatcher africana”, Ellen Johnson-Sirleaf è stata la prima donna a guidare un Paese nel Continente nero e ora è pronta a candidarsi per il suo secondo mandato. “È il premio per molti anni di battaglia per la pace nel Paese – ha commentato – I liberiani devono esserne fieri”. Non la pensa così il suo oppositore Winston Tubman, avversario nelle presidenziali di martedì prossimo, che ha definito il premio “inaccettabile e immeritato”. “La signora Sirleaf – ha detto Tubman – non lo merita perché ha commesso violenze in questo paese”. Insieme alla presidente liberiana, è stata premiata anche Leymah Gbowee, leader del movimento pacifista Women of Liberia Mass Action for Peace. Con la sua azione, specialmente attraverso lo “sciopero del sesso”, contribuì nel 2002 all’ascesa della stessa Sirleaf. Significativo anche il premio assegnato a Tawakkul Kerman, prima araba a vincere il Nobel per la Pace. Giornalista yemenita di 32 anni, ha duramente sfidato il regime del presidente Ali Abdallah Saleh con gesti di rottura, come il rifiuto del velo. “Dedico questo premio a tutti gli attivisti della Primavera araba – ha commentato – È il riconoscimento, da parte della comunità internazionale, della nostra rivoluzione e della sua inevitabile vittoria”. (PO / Cog – 7 ott)