La camera dei rappresentanti del parlamento australiano ha approvato oggi la controversa “carbon tax”, che costringerà circa 500 tra le aziende più inquinanti del paese a pagare una somma per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. L’imposta è al centro della strategia del governo australiano nella lotta ai cambiamenti climatici, anche se l’opposizione ha criticato aspramente il provvedimento, sostenendo che causerà ingenti perdite di posti di lavoro e l’aumento del costo della vita. In Australia il tasso di emissione di Co2 per abitante è uno dei più alti del mondo: “E’ un giorno importante per gli australiani e per gli australiani del futuro che vogliono vedere un ambiente migliore”, ha detto prima del voto il primo ministro Julia Gillard. La carbon tax è stata approvata dalla camera alta con 74 voti a favore e 72 contro. Il disegno di legge ha catalizzato per giorni l’opinione pubblica australiana: in migliaia sono recentemente scesi in piazza contro la tassa, e due precedenti tentativi di far approvare la legge erano andati in fumo, determinando in parte anche la caduta dell’ex primo ministro e leader del partito laburista, Kevin Rudd. In virtù della nuova tassa, le 500 aziende in questione dovranno pagare 23 dollari australiani per ogni tonnellata di emissioni di carbonio. L’imposta sarà introdotto il primo luglio del prossimo anno, per poi evolvere tre anni dopo in un sistema di scambio di quote di emissioni nella zona Asia-Pacifico a prezzo variabile.
(12 ott – Lam)