Non di solo desiderio vive l’uomo. Il calo del testosterone, tecnicamente “ipoandrogenemia”, evento piuttosto frequente negli uomini over 50 ma sempre più diffuso anche a partire dai 40 anni, non causa solo i noti problemi sessuali, ma anche rischi di aumento dell’osteoporosi e delle malattie cardiovascolari. Si tratta di una problematica che per anni è stata considerata – oltre che un tabù – irrimediabile, irreversibile, e soprattutto ineluttabile. Niente di più falso. Le evidenze scientifiche suggeriscono che un riequilibrio dei livelli fisiologici del testosterone non solo ridà ‘fiato’ alla passione, ma è in grado di interferire positivamente con la progressione proprio di osteoporosi e malattie cardiovascolari. L’importante è evitare le soluzioni ‘fai da te’, che possono pregiudicare il futuro, oltre che rendere difficili poi interventi corretti. Se ne è parlato oggi nell’ultima giornata del congresso nazionale della Società Italiana di Urologia, che si chiude con la cifra record di presenze: oltre 1200. “A partire dai 40 anni – spiega Vincenzo Mirone, ordinario di urologia all’Università Federico II di Napoli e Segretario Generale SIU – il testosterone subisce un calo di circa l’1% ogni anno: intorno ai 50 anni, e ancor di più a 60 anni e oltre, la quantità in circolo dell’ormone può essere talvolta talmente bassa da provocare i sintomi di un vero e proprio climaterio in versione maschile”. Una condizione di ipoandrogenemia si rileva infatti nel 10% della popolazione maschile di età compresa fra i 40 e i 60 anni e nel 30% nella fascia di età fra i 60 e gli 80 anni. “L’ipoandrogenemia a sua volta – prosegue il prof. Mirone – favorisce un quadro clinico caratterizzato da obesità, riduzione della massa magra, osteoporosi, aumento di patologie cardiovascolari, compromissione delle funzioni cognitive e quindi compromissione della qualità di vita. Il testosterone rappresenta dunque un ormone chiave non solo per la salute sessuale, ma anche e soprattutto per il benessere psico-fisico dell’uomo. Dunque è fondamentale intervenire appena si presentano sintomi sospetti, primo tra tutti il ‘calo’ del desiderio”.
(red 26 – ott)