Non serve un rifinanziamento della missione militare in Libia perché ormai le operazioni sul campo del contingente italiano sono molto ridotte e inoltre le forze armate hanno risparmiato risorse che consentono di proseguire l’impegno dell’Italia come richiesto dal Consiglio Atlantico anche senza finanziamenti aggiuntivi. E’ quanto ha sostenuto il ministro della Difesa Ignazio La Russa durante la sua informativa al Senato sulla missione militare italiana in Libia. “Le operazioni successive al 30 settembre non hanno richiesto la previsione di poste finanziarie aggiuntive (erano stati stanziati 58 milioni di euro fino al 30 settembre, ndr) rispetto all’autorizzazione di spesa iniziale assicurata nel vigente decreto di proroga delle missioni internazionali ” e per questo motivo “non sussiste alcuna esigenza di prevedere un rifinanziamento della missione” in Libia. E questo grazie “alle minori attività operative resesi necessarie e all’oculata gestione da parte delle forze armate italiane, che hanno consentito di mantenere in disponibilità alcuni milioni di euro, una decina circa, che hanno garantito e potranno garantire la copertura del nostro impegno ancora per alcune settimane, in linea con le decisioni del Consiglio Atlantico”. “Tacciono le armi e bisogna ora ricucire le ferite e rimettere in piedi questo Paese toccato da tante sofferenze”, ha affermato La Russa, e “anche in questo l’Italia deve essere pronta a fare la sua parte, confermando quel ruolo preminente che storia, geografia e cultura le assegnano nei confronti del Paese amico”. Per aiutare Tripoli nel processo di ricostruzione del Paese saranno decisive naturalmente le decisioni del governo transitorio e degli organismi internazionali: oltre agli aspetti che riguardano “il monitoraggio della situazione sul territorio”, ha sottolineato La Russa, il Parlamento sarà chiamato a valutare misure “per assicurare il nostro concorso nei prossimi giorni per il ricovero di altri feriti provenienti dalla Libia” e “per la formazione e l’addestramento delle forze di sicurezza libiche, il controllo delle armi chimiche”, fino allo “sminamento umanitario”. (Pif – 28 ott)