Mentre il presidente della Commissione europea Josè Barroso esorta il nostro Paese a “concretizzare” gli impegni assunti nella lettera alla Ue e a farlo secondo un “calendario chiaro”, in Italia il confronto politico si anima intorno agli elementi programmatici contenuti nel documento. Oltre al nodo pensioni, a suscitare polemiche è l’impegno assunto dal governo a varare entro maggio 2012 una riforma della legislazione in materia di lavoro “funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato. “: tradotto nel dibattito pubblico, “licenziamenti facili”. Sul piede di guerra i sindacati e le opposizioni: “Invece di inventarsi le norme sui licenziamenti facili, la cosa che dovrebbe fare il governo è un provvedimento per favorire l’occupazione dei giovani e dall’altro la riduzione della precarietà” afferma il segretario della Cgil Susanna Camusso, avvertendo così il governo su possibili iniziative di mobilitazione: “Intanto il primo passo della Cgil sarà la manifestazione dei pensionati domani a Roma, poi man mano vediamo”. “Noi non siamo d’accordo a mettere mano sui licenziamenti, ci sembra una provocazione mentre il Paese ha bisogno di coesione” afferma il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che aggiunge che se sarà cambiato “l’assetto dei licenziamenti senza il consenso delle parti sociali la Cisl andrà allo sciopero”. A minacciare lo sciopero anche Uil e Ugl. Si tratta di “inaccettabili minacce di entrare a piè pari sul mercato del lavoro” afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che oggi ha avuto dei faccia a faccia con il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e con quello dell’Udc Pier Ferdinando Casini per elaborare una strategia parlamentare comune. Secondo il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, invece, “è assolutamente falso parlare di licenziamenti facili. Abbiamo aderito alla raccomandazione inviataci del Consiglio Ue nel luglio scorso”. “Il nostro obiettivo – aggiunge – è di favorire la propensione all’assunzione e lo sviluppo delle imprese. Scoraggeremo forme improprie di precarietà, restringendo le modalità di impiego delle collaborazioni a progetto e dei tirocini (nel testo della lettera alla Ue si assicurano infatti “più stringenti condizioni nell’uso dei contratti para-subordinati”, ndr) e contemporaneamente snelliremo le procedure di licenziamento per ragioni economiche”. (Roc – 27 ott)