Niente dimissioni. Almeno per ora. Dopo una mattinata in cui si sono rincorse anticipazioni e smentite, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha usato vecchi e nuovi mezzi di comunicazione per smentire le ipotesi di un suo passo indietro: con una telefonata al quotidiano Libero ha chiarito la strategia che intende seguire nei prossimi giorni: ”Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi. Non capisco come siano circolate le voci delle mie dimissioni, sono destituite di ogni fondamento”. Sulla sua pagina Facebook, invece, il premier ha fatto pubblicare una stringata smentita: “Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento”, con conseguente pioggia di “mi piace” e commenti pro e contro. A dare un’accelerazione improvvisa alle voci che dal fine settimana preannunciavano le possibili dimissioni del premier era stato il direttore del Foglio Giuliano Ferrara che nell’edizione on line questa mattina aveva scritto. “Che Berlusconi stia per cedere il passo ormai è una cosa acclarata. Si tratta di ore, qualcuno dice perfino di minuti”. Una previsione confermata anche dal vice direttore di Libero Franco Bechis (altro giornale vicino al centrodestra), che su Twitter rilanciava: “Ora ho notizie dirette. Berlusconi si dimette”. A quel punto lo stop del premier al tam tam sulla sua imminente salita al Colle sono diventate improrogabili, con lo spread tra Btp e Bund tedeschi che ha seguito il rincorrersi delle notizie (sceso dopo l’annuncio delle imminenti dimissioni è risalito con la smentita). Dopo le parole di Berlusconi il direttore del Foglio ha corretto il tiro e prospettato una diversa via d’uscita dall’impasse in cui si è cacciato il governo. “Invece di prolungare l’agonia, Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute”. Certamente uno dei possibili scenari, di cui avrà parlato a pranzo a Villa San Martino il premier con i suoi figli Marina e Pier Silvio e i fedelissimi Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini. Ad Arcore è arrivato poi anche il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, incaricato da Umberto Bossi a trattare con il premier in questo momento di crisi. Dopo gli ultimi abbandoni in casa Pdl e i tanti “malpancisti” che chiedono un passo indietro del premier, la maggioranza è attesa domani a una prima importante verifica sul voto alla Camera sul Rendiconto generale dello Stato. Nessuna certezza sui numeri per ora ma è quasi certo le forze che appoggiano il governo non dovrebbero riuscire ad arrivare a quota 316 (la maggioranza assoluta). Fatto che non obbligherebbe formalmente Berlusconi a rassegnare le dimissioni in caso il provvedimento (come è probabile) passasse comunque, ma certo il valore politico di un simile voto sarebbe enorme. Consapevole di ciò il premier ha già avviato i contatti (in primo luogo telefonici) per riportare all’ovile le pecorelle smarrite e domani mattina incontrerà a Palazzo Grazioli tre (Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e Roberto Antonione) dei sei deputati della lettera dell’Hassler (gli altri sono Giustina Destro, Fabio Gava e Giancarlo Pittelli). (Pif – 7 nov)