Le rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente “hanno dimostrato che non è vero che i modelli democratici sono solo quelli che l’Occidente può esportare ma che al contrario i modelli democratici possono germogliare dall’interno delle società arabe-musulmane e che non c’è incompatibilità tra la visione dell’islam e una reale democrazia”. A dichiararlo è il ministro degli Esteri Franco Frattini nel suo intervento in occasione del convegno internazionale “Il futuro della democrazia” a Montecitorio. “Con il sorgere di questi movimenti rivoluzionari, e il consolidarsi di alcuni di essi, abbiamo cancellato queste due credenze che per troppo tempo si erano alimentate anche da noi in Occidente – prosegue Frattini -. Noi occidentali abbiamo pensato che fosse facile coltivare dei partenariati di convenienza con alcuni Paesi retti da regimi dittatoriali che ci assicuravano contrasto all’immigrazione e al terrorismo. Poi abbiamo compreso che questi partenariati erano basati sulla sabbia, erano fragili, ed ora è il momento di costruire partenariati basati su valori e principi che entrambi possiamo condividere”. Ora, sottolinea Frattini, spetta all’Occidente “non fare l’errore di considerare ogni processo politico democratico post-rivoluzionario uguale agli altri. La situazione egiziana o tunisina non è paragonabile a quella libica o siriana. E non dobbiamo fare l’errore di ricadere in una visione paternalistica: ‘Noi siamo i portatori dei valori giusti’. Ognuno di questi popoli -sottolinea il ministro degli Esteri – capirà quali sono i valori migliori per i propri cittadini”. Secondo Frattini inoltre, è necessario però che i nuovi partenariati “non dimentichino alcuni valori che sono assoluti, non perché li vogliamo imporre, ma perché sono la base dell’identità della nostra Europa e sono valori assoluti e non negoziabili: il valore della donna e della persona umana, il diritto di ognuno ad accedere alla società civile, alle istituzioni e alla possibilità di uno sviluppo economico, la libertà religiosa di professare ognuno la propria fede che è un argomento particolarmente caro a me e all’Italia”. Infine, sottolinea Frattini, l’Europa deve “essere attenta a come accompagnerà il processo di consolidamento verso la reale democrazia di questi Paesi. Se questa Europa, malgrado le difficoltà economiche, sarà lenta a dare un piano di sviluppo a milioni di giovani che chiedevano pane e lavoro noi creeremo un senso di diffusa frustrazione proprio in quei giovani che attraverso le rivoluzioni speravano di risolvere i loro problemi. Se noi non vinceremo la sfida del rilancio economico di questa ragione del mondo – conclude Frattini – rischieremo di lasciar passare il messaggio del fondamentalismo”. (11 nov – Clr)