Si apre domani l’ultima e cruciale settimana di negoziazione sul clima a Durban. Il rinnovo del protocollo di Kyoto, un nuovo accordo globale entro il 2015 e l’applicazione degli impegni presi l’anno scorso a Cancún: è questa la posta in gioco alla diciassettesima Conferenza delle Parti sul clima in corso in questi giorni in Sudafrica, con la partecipazione di 195 paesi. Una sfida cruciale per contenere il surriscaldamento globale al di sotto di almeno 2°C. “In questa partita – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza nell’ultima giornata congressuale dell’associazione a Bari – l’Europa ha la possibilità di tornare a svolgere un ruolo di leadership nella lotta contro i mutamenti climatici, battendosi per rinnovare il protocollo di Kyoto la cui applicazione termina a fine 2012. Si tratta per l’Ue di un impegno che non richiede grandi sforzi aggiuntivi rispetto all’obiettivo comunitario già fissato del 20% di riduzione delle emissioni entro il 2020 e di un aggiornamento al 30% entro la stessa data. L’aggiornamento sarebbe, per altro, una procedura tecnica, già prevista dal Protocollo di Montreal per la protezione dello strato d’ozono, che non comporta una nuova ratifica”. Il secondo nodo da sciogliere riguarda la definizione di un mandato negoziale con relativa roadmap per giungere a un nuovo accordo globale entro il 2015. L’Europa ha la possibilità di costruire un’alleanza trasversale tra i paesi industrializzati e in via di sviluppo in grado di spingere Stati Uniti, Cina e India ad approvare un mandato per sottoscrivere un accordo globale che abbia come architrave il protocollo di Kyoto. Il nuovo accordo dovrà rispettare i principi di equità riconosciuti dalla convenzione sul clima, tener conto delle responsabilità storiche dei paesi industrializzati, essere adottato entro il 2015 ed entrare in vigore non oltre la fine del secondo periodo d’impegno del protocollo di Kyoto. Solo in questo modo, secondo Legambiente, sarà possibile avviare un processo credibile di riduzione delle emissioni – in coerenza con le ultime previsioni scientifiche – di almeno l’80% entro il 2050 e tenere sotto controllo i mutamenti climatici in atto. (Red – 4 dic)