Herat – Sono stati completati in Afghanistan due progetti finanziati dalla Cooperazione italiana che, a livello internazionale, possono diventare un esempio di best practice di cooperazione sul contenimento dei costi per le infrastrutture stradali nel Paese asiatico. Si tratta del ripristino della prima tratta della strada Maidan Shar – Bamyan, per un totale di 54 chilometri (progetto Remabar) e della strada della Valle di Musahi, per un totale di 22,7 chilometri. Il costo di ripristino per ogni chilometro è stato ampiamente sotto la media rispetto ad interventi analoghi. Basti pensare che il costo medio, giudicato troppo elevato dal governo di Kabul, è di 1,7 milioni di dollari a chilometro, mentre l’Italia ha speso 700mila dollari per Remabar (che ha tra gli standard costruttivi più elevati nel Paese) e 200mila per Musahi. “Inoltre – si legge in una nota – accanto ai lavori di costruzione si sono inserite attività a favore delle comunità locali, vale a dire la realizzazione di piccoli progetti, le distribuzioni alimentari per nuclei famigliari a rischio, il coinvolgimento di manodopera locale, la costituzione di commissioni per la valutazione dei danni legati alle attività costruttive. Tutto ciò ha portato al contatto diretto con la popolazione locale, tanto che i membri dei consigli degli anziani erano soliti accompagnare i tecnici durante le attività in cantiere, per garantirne la sicurezza”. (9colonne)