In questo periodo di forte crisi in cui il “progetto europeo” è stato “messo alla prova” e durante il quale per l’Italia “si sono concretizzati” “rischi assai gravi, dinanzi ai quali non hanno retto i preesistenti equilibri politici e si sono fatte sempre più stringenti nostre antiche e recenti contraddizioni e insufficienze”, era “un mio preciso dovere istituzionale” intervenire per evitare lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato. Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo intervento al Quirinale davanti alle alte cariche dello Stato, ha risposto a chi lo criticava – in particolare alla Lega Nord – per le decisioni prese dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi. Secondo il Capo dello Stato, “aver dato fiducia a questo governo è stato segno di consapevolezza dell’estrema difficoltà del momento” e “per i partiti che lo hanno deciso” rappresenta un “titolo di merito” e “non motivo di imbarazzo”. Non c’era altra scelta, data “la lunga, irriducibile contrapposizione, al limite dell’incomunicabilità” tra i partiti politici che “ha reso impraticabile ogni ipotesi di larga coalizione di governo”, ha detto la prima carica dello Stato. In questo modo si è evitata la “paralisi dell’attività di governo e parlamentare e uno scontro elettorale devastante”. E sbaglia chi parla di “sospensione della democrazia”; in un Paese “in cui nulla è stato scalfito”, “solo con grave leggerezza” si può parlare di “tradimento della volontà popolare” dichiara il presidente della Repubblica che cita i casi di Germania e Gran Bretagna: “Non mi risulta – ha detto Napolitano – che si sia gridato allo scandalo per una presunta sospensione della democrazia in un grande paese europeo governato di norma secondo la prassi dell’ alternanza tra diverse coalizioni politiche, la Germania, quando ancora in anni recenti essa è stata guidata per una intera legislatura da una grande coalizione”. (20 dic – Cle)