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CAMUSSO (CGIL): SUBITO UN PIANO PER IL LAVORO

it@withub.it by it@withub.it
3 Gennaio 2012
in In evidenza top news
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“Serve un piano per il lavoro” perché la situazione è grave e di qui in avanti non può che peggiorare. Lo afferma Susanna Camusso in una intervista alla Stampa. La leader della Cgil sottolinea che “i numeri delle ore di cassintegrazione e delle aziende in crisi confermano brutalmente che per il terzo anno di fila la cassa integrazione è a livelli record: 1 miliardo di ore e quasi 10mila fabbriche interessate. A questo bisogna poi aggiungere il numero di vertenze di grandi gruppi che si stanno aprendo e che producono sempre un trascinamento su fornitori e piccole imprese. L’altro fattore che preoccupa è il continuo calo dei consumi: il dato del 2011 rischia di rafforzarsi e porta con se la chiusura di una infinità di piccoli esercizi commerciali”. Camusso sostiene che siamo nel tunnel della recessione ed evidenzia che “andrebbe fatto qualche ragionamento sul fatto che se piccole e medie imprese ormai da tre anni sono con la cassintegrazione in deroga probabilmente si tratta di aziende che non hanno più uno spazio di attività: la riduzione della produzione, che tutti i dati dall’autunno in poi hanno iniziato a dare, sta diventando insomma strutturale”. E aggiunge: “Anche gli ultimi dati di Confindustria, del resto, non danno una fotografia molto diversa. E’ evidente però che una cosa il governo ha gravemente sottovalutato, ed è un problema che resta aperto: nel cambiare così bruscamente, ed erroneamente, le norme pensionistiche non ha infatti tenuto conto dei contraccolpi sul mercato del lavoro. C’è un mondo, che non è fatto – come dice il presidente del Consiglio – dei lavoratori in mobilità, ma che è fatto di migliaia di lavoratori che stavano in un piccolo esercizio, in una piccola attività, che hanno deciso di licenziarsi perché avevano abbastanza vicino il traguardo di una pensione che ora non arriva invece più. Ed ora non solo sono disoccupati, ma avendo 58-59 anni nessuno offre più loro un posto. In un mercato del lavoro così debole è stato un grosso errore prolungare di 5-6 anni l’età della pensione”. (red – 3 gen)

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