Le condizioni di sovraffollamento nelle carceri “inaccettabili per un Paese come l’Italia”, il “deficit di efficienza degli uffici giudiziari rispetto ad una domanda di giustizia”, la “problematica individuazione degli strumenti attraverso i quali, soprattutto nel settore civile, sia possibile procedere alla rapida eliminazione dell’arretrato accumulatosi negli ultimi trent’anni”, “l’indifferibile razionalizzazione organizzativa e tecnologica dell’intera struttura amministrativa dei servizi giudiziari, in modo da utilizzare al meglio le risorse umane e finanziarie disponibili, realizzando risparmi di spesa che siano il frutto di interventi strutturali e non di semplici tagli alle dotazioni di bilancio”. Queste le quattro “principali criticità da affrontare” indicate dal Guardasigilli Paola Severino nella sua relazione al Parlamento sull’amministrazione della Giustizia. Il ministro ha ricordato che l’arretrato da smaltire, al 30 giugno 2011, “è pari a quasi 9 milioni di processi (5,5 milioni per il civile e 3,4 milioni per il penale), sia con riferimento ai tempi medi di definizione che nel civile sono pari a 7 anni e tre mesi (2.645 giorni) e nel penale a 4 anni e nove mesi (1.753 giorni)”. Secondo il ministro, “la durata del processo penale incide, infatti, anche sul numero dei procedimenti (in media 2369 ogni anno) per ingiusta detenzione ed errore giudiziario e, in ogni caso, aggrava la misura dei pur doverosi risarcimenti a tale titolo erogati (nel solo 2011, lo Stato ha subito un esborso pari ad oltre 46 milioni di euro)”. (Roc – 17 gen)