(2 feb) – “L’attuale crisi economica richiede indiscutibilmente un riesame delle spese militari. Il governo italiano come gli altri Paesi europei, ha previsto nei prossimi tre anni dei cospicui tagli nel settore difesa che andranno fatti cercando di riqualificare il bilancio militare nel suo complesso, rendendolo più efficace e operativo”. A parlare è Ettore Greco direttore dello Iai, Istituto Affari Internazionali che a proposito delle missioni militari all’estero spiega: “L’Italia ha tradizionalmente un bilancio militare più basso di quello degli altri Paesi. E’ passato dal 2004 ad essere l’ 1,2% del Pil all’attuale 0,82% del Pil, se ci riferiamo alla funzione difesa nel senso stretto, cioè le spese per l’impiego delle forze armate. Il problema dell’Italia è che questo bilancio è venuto a deteriorarsi dal punto di vista qualitativo, con una percentuale dedicata al personale che è salita in questo stesso periodo dal 56% all’attuale 70%: le spese di esercizio in percentuale sono molto diminuite e quindi ne ha risentito moltissimo l’operatività. Il governo per il momento ha tagliato nella legge di stabilità soprattutto gli investimenti per i sistemi di armamento e adesso si tratta, come ha annunciato il ministro della Difesa, anche di riconsiderare le spese del personale, perché c’è un eccesso di sottufficiali e in particolare di marescialli e di ufficiali con una piramide rovesciata che chiaramente è inefficiente. Finora non sono state annunciate misure concrete ma è chiaro che si vuole operare in questa direzione”. Il numero dei militari italiani impegnati all’estero, come ha sottolineato il ministro della Difesa, è sceso da 9.250 del primo semestre 2011 a circa 8.150 del 30 settembre 2011, per raggiungere circa 6.500 uomini il 31 dicembre del 2011, numero che, come ha assicurato Di Paola, “verrà mantenuto come media nel 2012”. “Non credo che ci sia un modello da seguire – precisa Greco, che è anche autore di varie pubblicazioni sulle istituzioni e la politica estera dell’Ue, i rapporti transatlantici e i Balcani – ogni Paese ha impegni differenti, tradizioni e legami internazionali diversi. Quello che è importante sottolineare è che in queste spese devono rientrare anche quelle che ci servono per mantenere una consistente presenza all’estero nelle missioni e che ci consentono di far fronte agli impegni con le varie organizzazioni internazionali. Di recente, peraltro, è stato deciso che l’Italia debba riprendere nuovamente il comando della missione in Libano, e questo è un fatto molto importante perché significa un apprezzamento per il ruolo italiano, perché dà il segno di quanto questa nostra presenza all’estero sia importante in un’area come quella del Medio Oriente, soggetta a molti sommovimenti politici”. “La presenza all’estero delle nostre truppe è importante in termini politici e non certo economici – conclude Greco – anche se a volte può aiutare a stabilire delle relazioni con i Paesi in cui i nostri militari operano”. “Un esempio è proprio quello delle Libia” ricorda Greco. L’Italia, infatti, come ha affermato Di Paola, garantirà una presenza media di 100 militari in Libia nel 2012 per scopi di addestramento e sorveglianza del territorio: “Il governo ha annunciato chiaramente la nostra presenza militare in funzione però molto ‘limitata’, di assistenza e sostegno, di organizzazione e costruzione delle forze di sicurezza militari della Libia – precisa anche Greco – questo sforzo fa parte di un impegno più vasto in cui rientrano anche le nostre iniziative per rafforzare i legami economici con la Libia e mantenere quindi una posizione di preminenza che l’Italia aveva prima della crisi”. (Gil)
