(3 feb) – Cosa avviene se la Parmalat diventa francese, la Ar Pelati giapponese e la Gancia russa? Le cessioni di questi marchi storici hanno procurato una perdita di fatturato di oltre 5 miliardi al made in Italy. Per far riflettere su questo tema la Coldiretti, alla Fiera Agricola di Verona, ha allestito “lo scaffale del Made in Italy che non c’è più”. Nel 2011 Parmalat è finita sotto il controllo di Lactalis, mentre la Ar Pelati è stata acquisita dalla società Princes controllata dalla Giapponese Mitsubishi. Poche settimane prima era toccato alla Gancia, casa storica per la produzione di spumante, essere acquistata dall’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard. Andando indietro negli anni la Coldiretti indica altri casi importanti, dalla Bertolli, acquisita nel 2008 dal gruppo spagnolo SOS, alla Galbani, anche questa entrata in orbita Lactalis, nel 2006. Lo stesso anno gli spagnoli hanno messo le mani pure sulla Carapelli, dopo aver incamerato anche la Sasso appena dodici mesi prima. Nel 2005 la francese Andros aveva acquisito le Fattorie Scaldasole, che in realtà parlavano straniero già dal 1985, con la vendita alla Heinz. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all’azienda sudafricana SABMiller, e Invernizzi, di proprietà da vent’ani della Kraft e ora finita alla Lactalis. Negli anni Novanta erano state Locatelli e San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè, anche se poi la prima era stata “girata” alla solita Lactalis (1998). La stessa Nestlè possedeva già dal 1995 il marchio Antica gelateria del corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina. (Caf)
