Oggi ricorre, come ogni anno, la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, una pratica che oltre 140 milioni di donne nel mondo, soprattutto nell’Africa subsahariana, hanno subito nella loro infanzia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, inoltre, almeno 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno, considerando che vengono operate tra i 4 e i 14 anni di età, in alcuni Paesi addirittura nel primo anno di vita. Attraverso l’immigrazione, questa pratica, che va dall’incisione all’asportazione – in parte o in tutto – dei genitali femminili esterni, si è estesa anche in Europa, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, dove le famiglie degli immigrati dai Paesi in cui vigono queste “regole” le applicano alle proprie figlie. Il Parlamento europeo stima che 500mila donne e bambine residenti in Europa abbiano subito mutilazioni all’apparato genitale e che 180mila all’anno rischino di subire la stessa sorte, che oltre in danno fisico spesso significa anche psicologico e morale. In Italia, ogni giorno, 8 bambine sono a rischio e almeno 35 mila donne hanno subito queste mutilazioni, che, oltre ad essere una grave violazione dei diritti umani, rappresentano un gravissimo pericolo per la loro integrità fisica e psicologica, aumentano l’incidenza delle malattie infettive e della mortalità al momento del parto. Molti stati dell’Unione europea hanno adottato da tempo una legislazione che vieta le mgf, come ad esempio Francia, Regno Unito, Svezia, e anche l’Italia dal 2006.
(Red – 6 feb)
