(13 feb) – “Quando feci il mio primo concerto in Francia, mi diedero una sala enorme, con 1200 posti a sedere. Chiesi subito al direttore: ma come faccio a riempirla? Non mi conosceva ancora nessuno. E lui rispose: tranquillo, la gente non verrà per te, verrà per la musica. E la sala si riempì”. Inizia così la storia di Gianmaria Testa, cantautore italiano tra i più apprezzati all’estero, che da oltre i confini nazionali ha messo su una carriera artistica che lo ha portato in pochi anni a diventare uno dei simboli della musica italiana nel mondo. Una storia fatta di passione, “anche se sarebbe più giusto chiamarla pulsione” ci confida, e di perseveranza; perché quando nel 1995 ha inciso il suo primo disco di anni ne aveva già 37. Non ha mai smesso di credere al suo sogno, continuando a fare il ferroviere per lo stipendio e il cantautore per sorridere. Poi la svolta dopo la vittoria del Premio Recanati. “Mi arrivarono diverse offerte da case discografiche italiane – racconta Testa da Norimberga, dove stasera sarà in concerto -. Nessuna di quelle, però, mi convinceva. Volevo essere libero, volevo fare la mia musica senza vincoli, e per questo dissi sì alla Harmonia Mundi e al progetto sulla canzone del mondo”. E in Italia perché non si è liberi? Perché i giovani hanno difficoltà ad emergere? “Perché non c’è spazio per volti nuovi – sottolinea -. Ogni tanto qualcuno scommette su un giovane e vince, come successo a Raphael Gualazzi, ma il più delle volte non c’è un vero ricambio generazionale”. Tra le canzoni di Gianmaria Testa c’è tanto spazio per l’emigrazione. Non solo quella italiana. “Nel 2006 ho pubblicato ‘Da questa parte del mare’, una raccolta dedicata interamente agli emigrati. Non bisogna dimenticare che l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di emigrati eppure, quando arrivano gli stranieri da noi, ce ne scordiamo”. (Ram)

