Nel 2010 in Italia le famiglie in condizione di povertà relativa erano 2 milioni 734 mila (l’ 11% delle famiglie residenti), corrispondenti a 8 milioni 272 mila individui poveri, il 13,8% dell’ intera popolazione. Il dato è contenuto nel Rapporto sulla Coesione Sociale 2011 presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La povertà relativa è un parametro che esprime la difficoltà nella fruizione di beni e servizi in rapporto al livello economico medio di vita dell’ ambiente o della nazione. Nel rapporto si legge anche che, nel 2010, il 10,2% delle persone viveva in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè meno del 20% del tempo teoricamente disponibile è impiegato in attività lavorative. Questo dato si spiega anche con la prolungata convivenza con i genitori dei giovani 18-34enni in cerca di occupazione. Nel corso degli anni, la condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, soprattutto per quelle con figli minori e residenti nel Mezzogiorno, per le famiglie dove convivono più generazioni e per quelle con un solo genitore. Nel 2010, l’ incidenza della povertà relativa raggiungeva il 28% fra i minorenni se questi vivevano con i genitori e almeno due fratelli (dato che diventa del 10,7% se si fa riferimento alla povertà assoluta, con la quale si indica l’ incapacità di acquisire i beni e i servizi necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza), mentre superava il 33% (11,8% nel caso della povertà assoluta) se vivevano in famiglie con membri aggregati. (Kat – 13 feb)
