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De Ponte: “ActionAid, un lavoro e una passione”

it@withub.it by it@withub.it
20 Febbraio 2012
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(20 feb) – Il cammino di ActionAid in Italia inizia nel 1989, quando ActionAid Uk fonda una propria organizzazione nel nostro Paese, a Milano: nel 2001 Marco De Ponte ne assume la guida come segretario generale e da allora ” sono stati anni di intreccio tra lavoro e passione”, come spiega lo stesso De Ponte, anni in cui l’organizzazione è cresciuta molto, arrivando a contare oltre 160.000 sostenitori. ActionAid lavora con le comunità locali nei paesi più poveri del mondo, in Africa, Asia e America Latina, per combattere la fame e l’esclusione sociale. L’approccio dell’organizzazione si basa sulla stretta connessione tra lotta alla povertà e affermazione dei diritti umani: “In Italia – spiega De Ponte – la cultura prevalente è quella dell’aiuto ai poveri e agli esclusi improntato a uno spirito caritatevole: bisogna uscire dalla logica che le persone sono escluse perché sfortunate, riflettendo invece sul fatto che l’esclusione sociale è prima di tutto esclusione dai diritti di cui si dovrebbe godere. Non si possono – sottolinea il responsabile di ActionAid – proporre dei ‘pannicelli caldi’ ma bisogna andare alle radici dell’esclusione sociale, affrontare il nodo delle disuguaglianze e degli squilibri di potere, fare un lavoro politico nel senso più ampio del termine”. Un lavoro che l’organizzazione porta avanti non solo nel sud del mondo ma anche nelle nostre società, perché – sottolinea De Ponte – “la povertà e l’esclusione sono sotto casa nostra, in Europa e in Italia”. Perciò, le attività di ActionAid si articolano su uno spettro molto ampio, andando – per citare due esempi – dall’istruzione dei bambini indiani delle comunità tribali del Rajasthan all’elaborazione del documento “Principi per un’Italia responsabile”, che ha ricevuto numerosi ed autorevoli adesioni, dal presidente della Camera Gianfranco Fini al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, fino alla più recente del sindaco di Milano Giuliano Pisapia. “La nostra – spiega De Ponte – nasce come organizzazione di cooperazione internazionale ma negli anni ha acquisito la ‘doppia cittadinanza’, qualificandosi come un’associazione che agisce anche nella nostra società”. Senza considerare, poi, che è ActionAid è molto “italiana” anche in un altro senso, perché il nostro Paese dà un contributo molto rilevante all’organizzazione internazionale, “sia in termini di risorse – sottolinea De Ponte – che di capitale intellettuale”. Tra i temi privilegiati di ActionAid c’è sicuramente quello dell’affermazione dei diritti delle donne: “Si hanno molte più possibilità di essere povere se si nasce donna – afferma senza mezzi termini De Ponte -. Le donne sono escluse ma possono essere anche le protagoniste del cambiamento, come testimoniano per esempio le nostre iniziative in favore dell’istruzione femminile in molte comunità”. Tra i progetti più recenti, una raccolta fondi in favore delle donne in Etiopia: fino al 3 marzo, inviando un Sms al numero 45502 da cellulare, oppure chiamando da rete fissa, sarà possibile donare 2 euro e sostenere un progetto nel distretto di Ankober, nella regione di Amhara, per contribuire a migliorare l’agricoltura sostenibile e il livello di sicurezza alimentare attraverso la valorizzazione e la partecipazione delle donne. (Roc)

SCHEDA / L’OBIETTIVO DI UNA “GOVERNANCE GIUSTA”
Secondo ActionAid è essenziale, per raggiungere l’obiettivo di una maggiore eguaglianza sociale, il concetto di “governance giusta”, che si fonda sui principi di partecipazione, responsabilità, valorizzazione della diversità e del dissenso. “Lo scopo – spiega l’organizzazione – è fare sì che nei processi decisionali siano determinanti le voci dei cittadini rispetto agli interessi di pochi soggetti, anche se economicamente potenti”. Secondo ActionAid “le Ong da sole non potrebbero sconfiggere la povertà perché le risorse finanziarie che trasferiscono al sud del mondo sono limitate se confrontate con le disponibilità dei bilanci pubblici di alcuni Paesi in via di sviluppo o con quelli di cooperazione dei Paesi industrializzati”. “ActionAid – sottolinea l’organizzazione – lavora dove maggiore è il suo valore aggiunto, con le comunità o gruppi più emarginati, cercando di influenzare le politiche pubbliche che hanno la responsabilità principale e i mezzi finanziari per vincere la povertà”.

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