(28 feb) – Quando la passione per l’ambiente marino si unisce agli studi di genetica, quanto la voglia di conoscere ed esplorare supera le difficoltà legate ai fondi e ai finanziamenti a diposizione per la ricerca, si portano avanti progetti importanti e ambiziosi. Come quello che analizza la storia evolutiva dei pesci antartici e delle loro proteine antigelo. Ad occuparsi dello studio, appena uscito su Pnas, prestigiosa rivista dell’Accademia delle Scienze Usa, e che prossimamente troverà spazio anche su News&Views di Nature, due professori padovani, Tomaso Patarnello del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione e Lorenzo Zane del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Yale. Lo studio suggerisce che l’acquisizione delle proteine antigelo, datata tra 42 e 22 milioni di anni fa, non rappresenti più il fattore principale che ha determinato il successo dei nototenioidei antartici. “La ricerca illustra come in decine di milioni di anni questo gruppo di pesci, detti nototenioidei, si sia adattato alle condizioni polari. Oggi però, a causa del riscaldamento globale, i nototenioidei sono fortemente minacciati e a rischio di estinzione – spiega il professore Patarnello – un aumento di soli 2°C avrebbe infatti un impatto devastante su questi pesci così ben adattato a vivere in acque gelide”. “Questa storia evolutiva di successo è ora minacciata dal cambiamento climatico – aggiunge Patarnello – che ha reso l’Oceano Meridionale, che circonda l’Antartide, una delle regioni con riscaldamento più rapido a livello mondiale. Le stesse caratteristiche che hanno consentito a questi pesci di sopravvivere e prosperare durante il periodo di raffreddamento terrestre li rendono ora estremamente vulnerabili a un futuro surriscaldamento. Considerati gli adattamenti estremi alle condizioni polari e l’incapacità dei nototenioidei ad acclimatarsi ad acque temperate, un cambiamento climatico – conclude – potrebbe essere devastante e portare all’estinzione organismi che sono il frutto di una storia evolutiva irripetibile”. Patarnello parla con entusiasmo della ricerca: “Ci sono molti giovani che amano questo mondo ma è sempre più difficile offrire loro un futuro concreto, delle prospettive. In Italia – aggiunge – non mancano gruppi di eccellenza ma i fondi destinati alla ricerca sono esigui rispetto agli altri paesi europei. Anche studi come questo si possono realizzare solo grazie ai contributi europei. Tuttavia credo che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo è indispensabile investire sulla ricerca perché ricerca può diventare sinonimo di ricchezza”. “In questo campo poi – conclude – è indispensabile e necessaria la collaborazione con ricercatori ed enti internazionali: queste ricerche sono frutto di uno scambio di informazioni e dati. Lo studio sulla storia evolutiva dei pesci e delle loro proteine antigelo è solo parte di un progetto più ampio e ambizioso che ha a che fare con l’Antartide e la sua popolazione ittica che continueremo a studiare nonostante le poche risorse a disposizione”. (Gil)
SCHEDA / COSA SONO I NOTOTENIOIDEI?
Nei mari glaciali vivono pesci ed invertebrati che possono sopravvivere a temperature anche inferiori allo zero grazie a particolari adattamenti. In Antartide, ad esempio, più della metà della popolazione ittica è costituita da pesci del sottordine dei nototenioidei, il cui sangue, non contenendo emoglobina, ha una maggiore resistenza al congelamento. L’origine e la diversificazione in più di 100 specie di nototenioidei forniscono un modello esemplare di come l’evoluzione opera. Un periodo di rapido raffreddamento avvenuto circa 40 milioni di anni fa portò all’estinzione di massa della fauna ittica dell’Oceano Meridionale adattata ad acque temperate. L’acquisizione di proteine antigelo permise quindi ai nototenioidei di sopravvivere in mari con temperature sotto zero. Adattandosi alle nicchie ecologiche lasciate vacanti, nuove specie di nototenioidei ebbero origine e oggi contribuiscono alla ricca biodiversità marina che abita le acque antartiche. I nototenioidei costituiscono gran parte della fauna ittica antartica e rappresentano la principale fonte di cibo per i predatori all’apice della catena trofica, quali pinguini, foche e balene.
