Via libera dalla commissione Affari costituzionali del Senato e dalla Lavoro allo Schema di decreto del presidente del Consiglio dei ministri sul tetto agli stipendi dei manager pubblici. Per quello della Bilancio invece bisognerà ancora aspettare visto l’impegno richiesto in questi giorni ai senatori della quinta sul decreto liberalizzazioni che l’aula si appresta a votare domani. La prima commissione ha approvato il parere favorevole predisposto da Carlo Vizzini, relatore sull’atto del governo e presidente della commissione stessa, con il solo voto contrario della Lega nord. Mentre ieri alla Camera la bozza firmata dai relatori che riteneva il taglio alle retribuzioni più alte di 294 mila euro non attuabile da subito ha causato non pochi problemi ai partiti che sostengono il governo Monti e ha costretto Pdl e Pd a correre ai ripari, a Palazzo Madama il parere scritto da Vizzini accoglieva fin da subito la linea del governo anche grazie alle rassicurazioni arrivate dal ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, che ha precisato come lo schema di decreto legislativo deve intendersi come immediatamente applicabile per quanto riguarda la riduzione delle retribuzioni che eccedono il limite massimo, anche perché è stato adottato dal governo in attuazione della norma di legge che si riferisce a un “parametro”, che effettivamente corrisponde a una nozione diversa ma determinerebbe, se intesa in senso proprio, molti inconvenienti applicativi. Per questo motivo nel parere della commissione Affari costituzionali si sottolinea esplicitamente che si “prende atto delle rassicurazioni fornite dal governo nella seduta del 22 febbraio 2012, secondo le quali non vi sarebbero ostacoli ad un’applicazione immediata in quanto, in presenza di inderogabili esigenze di contenimento della spesa pubblica, si potrebbe legittimamente incidere su trattamenti retributivi in corso”. (Pif – 29 feb)
