BOTTICELLI, LEONARDO E RAFFAELLO IN HD
A Milano fino all’11 marzo l’arte classica incontra le più recenti evoluzioni della tecnica e va in scena in veste inedita con la mostra “Visioni impossibili – Botticelli, Leonardo e Raffaello: nuove tecnologie per vivere l’arte” realizzata dalla casa editrice Utet in collaborazione con Haltadefinizione e con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”. Ospitata nella Sala delle Colonne del Museo, l’esposizione offre per la prima volta la possibilità di accostarsi a grandi opere d’arte attraverso un’esperienza sospesa fra il “reale” e il “virtuale”. La mostra propone quindi dei veri e propri cloni dall’assoluta fedeltà cromatica di sette capolavori: la “Primavera”, la “Nascita di Venere” e la “Madonna del Magnificat” di Botticelli, la “Annunciazione”, il “Battesimo di Cristo” e il “Musico” di Leonardo, lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello. I visitatori possono così “viaggiare” all’interno dell’Ultima Cena di Leonardo, proiettata in HD su maxischermo con multitouch adibito alla navigazione realtime ed effettuare, grazie a dei tablet, una visita guidata del dipinto. Sono poi disponibili postazioni touch screen per addentrarsi nel ciclo delle storie francescane affrescate da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi – di cui è visibile anche la riproduzione della scena “San Francesco in estasi” – e viene mostrato un video sul Musico di Leonardo nelle effettive dimensioni del quadro.
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A VENEZIA IL PRIMO “BUCO” DI LUCIO FONTANA
In occasione della completa riapertura del museo e del Giardino delle Sculture Nasher dopo i lavori di ristrutturazione, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia presenta, fino al 6 maggio, la mostra “Arte europea 1949-1979”. L’esposizione presenta una selezione di opere del secondo dopoguerra, collezionate da Peggy Guggenheim e raramente esposte, ripercorrendo così gli anni “veneziani” della mecenate americana, che visse a Palazzo Venier dei Leoni dal 1949 al 1979, e che, nonostante l’abbandono di New York, fulcro della nuova avanguardia artistica, nel 1947, continuò la sua attività di collezionista lungimirante e all’avanguardia nella città lagunare. La mostra rappresenta un’occasione unica per vedere inoltre esposte le opere donate al museo veneziano dal 1979, anno della scomparsa di Peggy, ad oggi – tra cui lavori di Agostino Bonalumi, Emilio Vedova, Toti Scialoja, Carla Accardi -, a cominciare da alcune delle sculture che animano il rinnovato Giardino della Sculture Nasher, tra cui le opere di Germaine Richier, Tony Caro, Bryan Hunt, Jenny Holzer, Mirko e Barry Flanagan. In mostra anche “Concetto Spaziale” del 1955, uno dei primi esempi dei celeberrimi “buchi” di Lucio Fontana, opera acquisita dal museo nel 2011.
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A BOLOGNA “ESPOSTO” L’ANNO 1969
A Bologna, fino al 12 aprile, la mostra “1969: l’anno in cui tutto è cambiato”, realizzata e promossa da Ono Arte Contemporanea con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Fondazione Cineteca di Bologna, presenta una raccolta di ottanta rare fotografie d’autore (di Andrew Maclear, Baron Wolman, Tom Hanley, Barrie Wentzell, Tazio Secchiaroli, Bill Owens, Robert Altmann, Lisa Law) che documentano con fotografie e testimonianze dirette le esperienze e vicende vissute in quell’epoca. dedicate all’anno che segnò il passaggio tra due decenni particolari, rappresentati dagli anni 50 e 60, sinonimi di boom economico, rock’n’roll, amore libero, droghe, antimilitarismo, lotta per i diritti civili e indipendenza, e gli incombenti anni di piombo, il rovesciamento in negativo di benessere e spensieratezza. In mostra anche il ricordo del 1969 in musica (fu l’anno di Woodstock, della fine dei Beatles e di Let it Bleed dei Rolling Stones) e nel cinema (con il film Easy Rider su tutti).
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A MILANO UN COLOSSALE POP-UP
La mostra di Lorenzo Petrantoni “Timestory” si propone, fino all’1 aprile, come una colossale installazione ambientale dentro le viscere del Palazzo delle Stelline, a Milano, nello spazio espositivo del Gruppo Credito Valtellinese nato dal riuso dell’antico refettorio delle orfanelle milanesi di San Carlo Borromeo. Lo spazio di 60 metri di lunghezza, interamente coperto a volta e scandito dalle capriate in ferro che ne sostengono i piani superiori, venne inaugurato nel 1987 da Andy Warhol ed il richiamo all’artista statunitense non è casuale per questa mostra “pop-up” del 42enne artista genovese. In particolare l’artista crea una miriade di minuscole particelle cartacee a formare una installazione a scala ambientale (50 metri lineari) con la riproduzione in gigantografia della parola “Timestory”; una lunga sequenza (50 metri) di opere grafiche su carta indiana, allestita sui grandi velari e una nube di prodotti di design “contaminati” (skateboard, orologi Swatch, cucù, packaging Coca-Cola, video per sigle e spot pubblicitari).
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L’ORIENTE NELLA MODERNA PITTURA ITALIANA
La mostra “Incanti di terre lontane. Hayez, Fontanesi e la pittura italiana tra Otto e Novecento”, fino al 29 aprile a Reggio Emilia, a Palazzo Magnani, dà conto della ventata d’Oriente che suggestionò la pittura italiana nel secondo ‘800 riconoscendo come punto d’avvio, non unico ma certo particolarmente importante, Francesco Hayez. Da Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il “Pellegrino del sole”, percorsero carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Da Firenze partì alla volta dell’Egitto Stefano Ussi che subito dopo l’apertura del Canale di Suez, lavorò per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco. Dall’Orientalismo non sfuggì certo il Mezzogiorno. Ne fu testimonianza, a Napoli, Domenico Morelli che, senza mai aver messo piede nei territori d’oltremare, descrisse magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli olii scenografici di Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti. Una attenzione peculiare la mostra riserva, anche per ragioni di nascita reggiana, a Antonio Fontanesi che tra il 1876 e il 1878, venne chiamato, insieme al altri artisti italiani, ad insegnare alla neo-fondata Accademia di Belle Arti di Tokyo.
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