(6 mar) – Troppe tasse, stipendi bloccati, pochi euro nel portafoglio. Si spende sempre meno e le aziende italiane puntano ai consumatori esteri. Lo confermano i dato sull’export diffusi dall’ISTAT, che a dicembre 2011 hanno registrato un aumento delle esportazioni del 4,2% rispetto al triennio precedente. La produzione industriale complessivamente cala ma crescono le esportazioni. Gran parte di queste merci vola oltre i confini di un’asfittica, economicamente parlando, Unione Europea. Le spedizioni verso Africa, India, Sudamerica sono aumentate nel solo mese di dicembre del 4,5%. Se guardiamo dati ISTAT riferiti all’export di tutto l’anno 2011 la crescita delle esportazioni è a doppia cifra: +11,4% (+14,9% per l’extra Ue e +8,8% per l’Ue). E’ chiaro che gli imprenditori per fronteggiare il calo interno dei consumi sono costretti a guardare lontano. Secondo l’istituto nazionale di statistica i comparti industriali più dinamici nell’esportare sono stati i prodotti intermedi – termine tecnico per indicare i semilavorati – (+7,9%), i beni strumentali – macchinari utilizzate per produrre altri beni – (+7%) all’export. Risulta invece in calo l’export di prodotti energetici. Ma chi compra di più i prodotti italiani? A dicembre dello scorso anno la crescita dell’export è stata trainata dalle vendite di prodotti in metallo verso la Svizzera e la Francia, di macchinari e apparecchi verso USA e Sudamerica e di mezzi di trasporto verso gli Stati Uniti, complice l’accordo Fiat-Chrysler voluto da Sergio Marchionne. Nel nostro Paese cala invece l’importazione di merci. A fine 2011 gli acquisti di prodotti esteri sono scesi dello 0,8%. Per l’ISTAT il calo dell’import è principalmente imputabile alla riduzione degli acquisti di apparecchi elettronici dalla Cina, dalla Germania e dai Paesi Bassi, di petrolio dalla Russia e di gas naturale dall’Opec.
