Giovani e lavoro, laurea e disoccupazione, precarietà e salari. Di questo si è parlato a Roma in occasione delle presentazione del XVI rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati triennali. Il dato non poco allarmante che emerge dall’analisi presentata presso il Crui è che è in aumento la disoccupazione tra i laureati mentre il lavoro, per chi riesce a trovarlo, è più precario di prima. Dal dossier presentato oggi viene fuori che un laureato su cinque non trova lavoro. Secondo Almalaurea poi, la disoccupazione per i laureati triennali è passata dal 16% del 2009 al 19% nel 2010. Per i laureati specialistici, invece, il tasso di disoccupazione è passato dal 18 al 20%. Non è quindi un profilo brillante quello che la ricerca tratteggia per il nostro Paese: l’Italia con questi dati si conferma, infatti, ancora in ritardo rispetto agli altri Paesi dell’area Ocse. Allarmante, inoltre, è che si acuisce il divario territoriale: l’occupazione dei laureati specialistici del 2007 residenti al Nord, a un anno dalla conclusione degli studi, era superiore di 13,5 punti percentuali rispetto ai colleghi residenti nel Mezzogiorno. Tra i laureati del 2010 il divario è aumentato di 17 punti percentuali. Negativo è anche il rapporto tra donne e occupabilità: dall’analisi emerge ancora una volta che sono loro le più istruite e sono sempre loro, però, a essere più penalizzate nel mercato del lavoro. Marco Mancini, presidente Crui, ha sottolineato che oggi l'”Università si trova in una fase congestionata dal punto di vista normativo”: “I numerosi decreti di attuazione della legge 240 rischiano di occupare gran parte del tempo ‘istituzionale’ degli Atenei. Ciononostante – ha aggiunto – è necessario reagire prontamente al quadro descritto oggi dal rapporto. A partire, però, da un presupposto che, a prescindere dalla crisi globale, sembra confermato dai dati più recenti: laurearsi conviene. Tanto da un punto di vista dell’occupabilità che dei livelli retributivi”. L’indagine di Almalaurea, che da sempre si pone come punto di incontro fra laureati, università e aziende, ha coinvolto circa 400mila laureati e ha messo in luce un peggioramento per quanto riguarda le retribuzioni. “Sarebbe un errore imperdonabile – ha evidenziato il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli – sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano”.
(Gil)
