(15 mar) – I manager italiani sono sempre più globetrotter. E i numeri lo dimostrano: negli ultimi 5 anni, infatti, anche per la spinta della crisi, sono cresciute del 50% le posizioni ricoperte da italiani in imprese di altri paesi. In totale i manager tricolore impegnati oltreconfine sono circa 4.000, di cui circa il 75% nell’Europa occidentale. È quanto emerge da una survey condotta da Amrop, primo gruppo indipendente al mondo di executive search, presente in 50 paesi.
L’ascesa verso la stanza dei bottoni delle multinazionali, tuttavia, non è sempre facile. Amrop ha stilato un decalogo delle qualità che un manager deve possedere per impegnarsi nella “scalata globetrotter”. Occorre, ovviamente, una disponibilità a trasferirsi in diversi Paesi ogni 3-4 anni. Bisogna essere consapevoli che la trasferta è spesso “senza ritorno”. Ci sono grandi sacrifici da affrontare, specie per la famiglia. Alcuni manager scelgono di portare con sé partner e figli, altri mantengono la base in Italia e affrontano trasferte solitarie con viaggi periodici. Sul piano professionale, inoltre, occorre maturare un’esperienza variegata, ricoprendo diversi incarichi in differenti Paesi. È poi necessario assimilare a fondo la cultura della casa madre.
“I top manager di una multinazionale devono diventare francesi se il quartier generale è a Parigi, americani se è a Chicago e tedeschi se è a Francoforte”, ha spiegato Gai, partner di Amrop. (Ram)
