(19 mar) – “Cambio paese, cambio continente. Cerco di nascondermi tra la gente ma è la mia gente che non riconosco. Povera Italia, cosa hai fatto, hai sbandato e sei in ginocchio…”. Giacomo Lariccia canta così in “Povera Italia”, brano che troviamo nel disco “Colpo di sole”, uscito a fine 2011 e che racchiude “amarezza e autocritica”, parole genuine e sincere, racconti di vita e di speranza. “E’ difficile riconoscersi nell’Italia di oggi – racconta il chitarrista jazz nato a Roma 37 anni fa – anche se sembra che le cose stiano cambiando e che piano piano ci si stia svegliando da un incubo. Negli ultimi tempi il nostro Paese è apparso svuotato, consumato: troppo attento a modelli consumistici. E’ un’Italia arida quella che abbiamo visto negli ultimi anni eppure è un’Italia ricca di talenti”. Quei talenti però emigrano spesso all’estero, come ha fatto lui: “Vivo a Bruxelles da 12 anni. Quando sono arrivato qui credevo di restarci al massimo un anno ma le cose per fortuna sono andate meglio di quanto pensassi. Il sogno di tornare in Italia c’è ma per il momento ho troppi progetti qui in Belgio che voglio portare a avanti e in cui credo. In Italia poi, nessuno investe su un giovane cantautore. Se si decide di investire lo si fa su un prodotto ‘sicuro’: magari su chi può contare già su un pubblico numeroso perché ha partecipato a un talent show. Il mio primo disco da cantautore, ‘Colpo di sole’, è nato grazie a numerosissimi ammiratori che hanno deciso di contribuire alla produzione. Come li ho trovati? Grazie ad anni di concerti per le case: sì, concerti ‘a domicilio’ dove accompagnato dalla mia chitarra, ho raccontato il mio mondo e conosciuto tante, ma davvero, tante persone. Da bravo ‘cantastorie’ ho lasciato in ognuno di questi incontri qualcosa di me ed ho preso, nello stesso tempo, qualcosa di loro. Oggi devo dire un grazie speciale a Marco Locurcio che ha creduto in me fin all’inizio. Mi ha accompagnato in questa sfida producendo il mio disco”. Secondo il musicista che si è diplomato in chitarra Jazz al Conservatorio Reale di Bruxelles nel 2005, essere emigranti nel 2012 non è poi così male: “Le distanze non sono quelle di una volta. Ormai nessun posto è lontano per sentirsi vicini grazie alle moderne tecnologie. Credo sia importante muoversi e viaggiare. Viaggiare arricchisce tantissimo e viaggiare per suonare è una grande fortuna. Sono convinto che ‘uscire’ esalti la propria libertà: è importante però che ci sia una sorta di ‘circolazione’ di talenti. L’incontro e il confronto – dice l’artista che sarà in concerto a Roma la prossima estate – sono fondamentali nel mondo della musica e non solo”. A proposito di confronti e collaborazioni, Giacomo è pronto ad aprire a Bruxelles, il 27 maggio prossimo, il concerto di Daniele Silvestri: “Mi piacerebbe lavorare con lui ma sono molti i cantautori italiani che apprezzo e con cui vorrei collaborare”. Un nome su tutti?:”Francesco De Gregori”. (Gil)
