A MILANO IL “METODO ABRAMOVIC”
Icona di tutte le forme di espressività legate al corpo, Marina Abramovic è oggi uno dei protagonisti più affascinanti e magnetici del nostro tempo. Pioniera della performance dagli anni ’70, premiata con il Leone d’Oro alla Biennale del 1997, l’artista ha spesso superato i propri limiti fisici e psicologici, ha messo in pericolo la sua incolumità, infranto schemi e convenzioni, scavato nelle proprie paure e in quelle di chi la osservava, portando l’arte a contatto con l’esperienza fisica ed emotiva, collegandola alla vita stessa. In “The Abramovic Method”, l’installazione monumentale che presenta fino al 10 giugno, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, proposta per la prima volta in Italia, è il pubblico, guidato e motivato dall’artista, a vivere e sperimentare le sue “installazioni interattive”. Le opere – con cui il pubblico può interagire rimanendo in piedi, seduto o sdraiato – sono impreziosite da vari minerali: quarzo, ametista, tormalina. Un percorso fisico e mentale che trasforma gli spazi del Pac in un’esperienza fatta di buio e luce, assenza e presenza, percezioni spazio-temporali alterate. Un percorso dove le persone possono espandere i propri sensi, osservare, imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi. Abramovic mette alla prova il pubblico anche nell’atto apparentemente semplice dell’osservazione distante: una serie di telescopi permettono di osservare dal punto di vista macroscopico e microscopico coloro i quali scelgono di cimentarsi con le interactive installations. (PO / grm)
IL METROPOLISMO “BATTEZZATO” DA BONITO OLIVA
Il movimento pittorico del Metropolismo ha il suo primo evento ufficiale il 3 giugno del 1993, quando l’allora presidente della Quadriennale di Roma Alberto Sughi inaugura la mostra “Metropolismo, immagini e riflessi del nuovo movimento pittorico”. Successivamente, il clamore mediatico sollevato dal Metropolismo non sfugge ad Achille Bonito Oliva che, il 12 gennaio del 1995 a Madrid, presso l’Istituto Italiano di Cultura, in occasione dell’omonima mostra, presenta il suo volume “Metropolismo, ostensible value”, in cui teorizza il movimento. E ora, curata da Achille Bonito Oliva e patrocinata dall’assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, l’antologica “Metropolismo, l’altra Storia”, fino al 2 aprile a Roma, presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, ripercorre il periodo storico che va dagli anni ‘80 al 2010 attraverso 50 opere che testimoniano il linguaggio pittorico leggibile, sintetico e coinvolgente degli artisti del Metropolismo. La poetica pittorica del movimento pittorico è indirizzata all’osservazione dei comportamenti sociali. I firmatari del Manifesto del Metropolismo sono: Nico Paladini, Carlos Grippo, Antonio Sciacca e Timur Incedaiy. Oltre alle loro tele, sono presenti in mostra anche lavori di Carlo Frisardi, Giampiero Malgioglio, Stefano Solimani, Angelina Kuzmanovic, Bruce Atherton, Mirko Pagliacci, Enrico Angelici e Rossella Montagna. (PO / grm)
“STORY OF BITE” RACCONTA STEVE JOBS
Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano presenta, fino al 10 giugno, la mostra “Story of bite. Steve Jobs e la rivoluzione di un’idea”, un racconto fatto di oggetti, immagini e documenti per scoprire le tappe fondamentali che hanno segnato la vita di Apple e del suo carismatico leader, Steve Jobs. In “Story of a bite” è possibile ripercorrere la storia della Apple dal punto di vista della produzione tecnica, attraverso i computer e i prodotti che hanno caratterizzato la nascita e la crescita dell’azienda e che, in alcuni casi, sono diventati pietre miliari nella storia dell’informatica. Dalle prime realizzazioni si passa al rivoluzionario progetto Macintosh, per ricordare poi la produzione di portatili da un lato e di desktop dall’altro e concludere con un excursus sui più recenti personal device. In parallelo corre la storia dei rivoluzionari software e dei leggendari sistemi operativi cui è ascrivibile gran parte del successo iniziale della Apple. La mostra permette inoltre di gettare uno sguardo alla figura di Steve Jobs, di cui emerge il caratteristico – e per certi aspetti unico – approccio al mondo dell’azienda e della produzione, al marketing, alle strategie di comunicazione, alla visione del “nostro” futuro attraverso l’uso di aneddoti, curiosità, testimonianze sotto forma di audio, filmati e campagne pubblicitarie che ben restituiscono la simbiosi tra la Apple e l’uomo. (grm)
LA SCUOLA TEATRALE DI GROTOWSKI
Sono passati 12 anni dalla morte del regista polacco Jerzy Grotowski, maestro incontestato del teatro sperimentale degli anni Sessanta che ha cambiato la concezione del teatro e della formazione dell’attore. Sono passati 21 anni dalla scomparsa di Ryszard Cieslak, l’attore che ha incarnato i metodi del Teatro Laboratorio di Wroclaw e che ha superato tutti i possibili limiti della recitazione. La mostra “Il geroglifico di un soffio”, fino al 6 maggio alla Casa dei Teatri di Roma, è un omaggio a questi due grandi artisti ma anche ai loro compagni del Teatro Laboratorio di Wroclaw. Organizza e seleziona un’enorme serie di note di lavoro prese in forma di schizzi e disegni, circa un migliaio di pezzi, da Serge Ouaknine che dal 1966 al 1967 ha partecipato, prima come uditore e poi come collaboratore, a tutti i lavori del Teatr Laboratorium. Questi materiali, per la maggior parte inediti, sono una preziosa testimonianza dei metodi di lavoro di Grotowski e dei suoi compagni. Per la prima volta i disegni vengono esposti in forma organica e coordinata basata su tre temi: Il principe costante, Akropolis e il trainig per Apocalypsis cum figuris. La particolare struttura degli ambienti della Casa dei Teatri, consentono nell’allestimento della mostra, di seguire l’articolazione tematica dei materiali (ai quali va aggiunto il film del Principe costante realizzato da Ferruccio Marotti) organizzando un percorso “a stazioni”. La mostra è a cura del Centro Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma.(grm)
MANTOVA CELEBRA VINCENZO GONZAGA
Per la prima volta, fino al 10 giugno, al Museo Diocesano ”Francesco Gonzaga” di Mantova, una mostra rivela la figura di Vincenzo I Gonzaga, splendido principe delle corti d’Europa che portò il ducato di Mantova a diventare un importante centro d’arte e la cui corte si misurava per sfarzo con quelle dei grandi regni europei e italiani. Nell’esposizione dal titolo Il fasto del potere viene esposta tutta l’oreficeria superstite dei Gonzaga ed un totale di 80 opere- gioielli, dipinti, armature, incisioni, libri, lettere, tessuti – molte delle quali inedite o note solo agli specialisti. Il percorso espositivo avrà una preziosa appendice nella reggia di Palazzo Ducale che, per l’occasione, aprirà tutti gli ambienti dell’appartamento di Vincenzo I Gonzaga (1562-1612), legato da parentela o da altri vincoli alle maggiori corti del continente. Filippo II di Spagna lo insignì del Toson d’oro, il papa Paolo V elesse suo figlio Ferdinando cardinale, il re di Francia Enrico IV era suo cognato, sua moglie Eleonora de’ Medici, sua sorella Margherita divenne duchessa di Ferrara, la nuora Margherita di Savoia, la figlia Margherita divenne duchessa di Lorena, sua madre Eleonora era figlia dell’imperatore, e un’altra sua figlia Eleonora sposò l’imperatore Ferdinando II. Quanto a lui, egli cinse una duplice corona ducale, di Mantova e del Monferrato. Accompagna la mostra, una serie di iniziative collaterali: conferenze, visite guidate, concerti, cene a tema contribuiranno a immergere il visitatore nelle atmosfere di corte dei Gonzaga.(grm)
LE FIABE POPOLARI AI MUSEI CAPITOLINI
Re, principi, orchi, castelli, animali e molte altre creature fantastiche hanno ancora oggi, per loro intrinseca forza simbolica, la capacità di parlare ai ragazzi e dare sostegno ai loro sogni, alle loro ansie e alle loro paure. “Alfabeto delle fiabe” ai Musei Capitolini – una mostra con incontri e laboratori, fino all’1 aprile, in Campidoglio, a Palazzo Nuovo – vuole raccontare questa vivace attualità della fiaba popolare italiana e rivelare come molti dei suoi temi, dei suoi personaggi e dei suoi simboli siano ancora oggi radicati nel nostro immaginario. L’iniziativa promossa dall’assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani, dall’assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali e da Biblioteche di Roma, nasce dal lavoro per il corso di formazione “Leggere che piacere”, realizzato dalle Biblioteche di Roma, nell’ambito del progetto nazionale Nati per Leggere, destinato alle insegnanti delle scuole dell’infanzia e alle educatrici dei nidi di Roma Capitale, realizzato allo scopo di sostenere l’educatore ad inserire la lettura nella pratica educativa della scuola e del nido. Dal 2005, nelle sue diverse edizioni, ha coinvolto più di 1300 persone tra insegnanti ed educatrici in una esperienza di aggiornamento, valorizzando il loro specifico interesse verso il bambino “futuro lettore”. Testimonianza e merito del lavoro svolto è visibile nel sito web www.leggerechepiacere.it.(grm)
