(23 mar) – “Io non alleno donne ma giocatori di basket. Lasciate che vi racconti un aneddoto. Ero sul parquet con la mia squadra e seguivo il riscaldamento prima di una partita, quando l’allenatore della squadra avversaria è entrato in campo. Stavo dicendo alle miei giocatrici di marcare a uomo e lui cercava di ascoltare le mie indicazioni. Allora è intervenuto e mi ha detto ‘Non puoi chiamarlo così, al massimo puoi dire di marcare a persona.’ Gli ho risposto: ‘Mi stai prendendo in giro?’. Ma lui ha continuato: ‘Sono donne!’, ‘Sì, ma si marca a uomo, sono solo pedine, senza sesso’, e ho chiuso la discussione”. Questo è Geno Auriemma, l’allenatore di maggior successo del basket femminile. Nato nel 1954 a Montella, in provincia di Napoli, vive negli Stati Uniti da quando aveva sette anni. Il suo italiano non è più fluente e l’ha quasi totalmente dimenticato, ma sa come allenare. Auriemma ha inventato il basket femminile come viene giocato oggi, o meglio lo ha reinventato in un modo che ricorda il basket maschile degli anni ’60 e ’70. Il suo modo di intendere la pallacanestro è come il successo cinematografico di Robert Zemeckis, un “Ritorno al futuro”. Ha preso uno sport poco considerato e lo ha reso rispettabile. Dal 1985, l’italiano è capo allenatore della University of Connecticut, che ha portato a conquistare sette campionati NCAA. Nel 2009 ha raggiunto 800 vittorie in carriera più velocemente di qualsiasi allenatore nella storia del college basketball di qualsiasi livello, sia maschile sia femminile, e in sole 928 partite disputate. (Peg)
