(28 mar) “Mi sento cittadino del mondo e ho scelto di vivere in Australia perché mi piace: per la vitalità che si respira dappertutto, per l’Oceano, le onde e il surf. Per gli spazi enormi e l’incontaminata natura, per il rispetto che qui tutti hanno per salvaguardarla”. A parlare è Alessandro Sacchi: trentadue anni, viterbese di nascita e australiano di adozione, ingegnere delle Telecomunicazioni che oggi, a Melbourne, lavora per la principale compagnia telefonica del Paese. “Ho studiato all’Università di Pisa. Ho lavorato però alla mia tesi all’estero: al dipartimento di tecnologie wireless presso il Kth (Royal Institute of Technology) di Stoccolma. Il titolo della mia tesi è ‘A motivation for text on RTP’. L’ho discussa prima al Kth e poi di nuovo all’Università di Pisa, in italiano” racconta Alessandro che ripercorre così l’inizio della sua “avventura”: “Dopo la laurea ho vissuto un periodo in Spagna poi sono tornato in Italia dove ho accettato di lavorare per una società di consulenza. Sono stato a Roma fino ad aprile del 2007: quando ho espresso interesse per un progetto delle mia compagnia che stava partendo in Australiana, sono stato subito inviato in trasferta a Melbourne”. Questo però, grazie ad alcune competenze specifiche e non solo tecniche, “dalla buona conoscenza della lingua inglese alla disponibilità di vivere all’estero per medio-lungo termine”. “Quando il periodo in trasferta necessario al progetto su cui lavoravo stava terminando, ho deciso di trasferirmi definitivamente alla sede di Melbourne – continua il giovane ingegnere – cosa che è avvenuta nel settembre 2008. Continuo a occuparmi di consulenza IT, il mio attuale cliente o meglio, quello della società per cui lavoro, è la principale compagnia telefonica australiana. In particolare – spiega – mi occupo di coordinare il lavoro di un team di persone (analisti e programmatori) allo scopo di soddisfare le richieste del mio cliente in ambito di Customer Care and Billing. Passo una parte del mio tempo lavorativo in riunioni, con partecipanti di vario livello e competenze, sia colleghi che esponenti del cliente, a vario livello, per diversi motivi: per illustrare al mio cliente un nuovo prodotto, per raccogliere requisiti, per valutare gli impatti di un nuovo sistema da collegare a quelli esistenti, e cose del genere. Per poi dedicarmi al delivery”. L’Australia per Alessandro è un posto speciale e oggi si dice soddisfatto della scelta che ha fatto: “Qui vivo molto bene”. Anche lui ha incontrato diversi italiani nel suo percorso e a proposito del fenomeno della nuova emigrazione dice: “I giovani emigrano principalmente verso gli stati europei. Tuttavia mi capita di incontrare qui altri italiani, molti dei quali in Working Holiday Visa: un visto che permette di lavorare part-time per mantenersi in vacanza, cosa che invece non si può fare con il visto turistico. Quando si accorgono di avere a che fare con un altro italiano, a parte qualche eccezione, quasi tutti si lamentano di come si vive qui per i più svariati motivi, spesso davvero futili. Io di solito preferisco cambiare discorso: credo che chi decide di lasciare il proprio Paese deve essere pronto ad accettare a mente aperta una nuova cultura e entrare in sintonia con un modo di vivere diverso dall’Italia. Stare all’estero e lamentarsi di tutto quello che è diverso dall’Italia lo reputo davvero sbagliato”. Alla domanda “tornerai in Italia?” Sacchi, che è padre da un anno, non si sbilancia: “Non posso escluderlo al 100% perché può capitare di tutto, ma non ho intenzione di tornare in Italia per restare. Semplicemente – conclude sereno e ottimista – mi piace vivere qui. Credo che sia il posto migliore per crescere i miei figli”. (Gil)
