(29 mar) “Vivo negli Stati Uniti da quasi undici anni. Mi sono trovato benissimo da subito. Sentirsi completamente al di fuori del proprio ambiente all’inizio è faticoso ma poi ci si abitua e si iniziano ad apprezzare tutti gli aspetti positivi, fino a quando un giorno, ti senti parte integrante della società”. Lorenzo Barcellone ha 33 anni ed è di La Spezia. Lavora da anni in Arizona: è uno specialista del settore urbanistico. “Lavoro per un’azienda che si occupa di sviluppo sostenibile a Phoenix che è la principale e più popolosa città dello Stato dell’Arizona – racconta Lorenzo, che si dice soddisfatto ed entusiasta della scelta fatta – sono arrivato negli Stati Uniti a maggio del 2001 per intraprendere i miei studi universitari. Mi sono laureato nel dicembre 2004 in scienze urbanistiche presso l’Università dello Utah a Salt Lake City. Durante gli anni universitari ho lavorato come urbanista part-time a Bountiful, cittadina a pochi chilometri da Salt Lake”. “Nel 2005 – spiega il giovane spezzino – ho trovato un posto migliore in Arizona e mi sono trasferito a Phoenix. A gennaio di due anni fa ho conseguito un master of business administration (Mba) che ho completato a dicembre 2011. Durante il master ho studiato a Praga per qualche mese”. Lorenzo ogni tanto torna in Italia “per rivedere la famiglia” e ammette che “quando la nostalgia si fa più forte il desiderio è ovviamente maggiore” ma esclude di venire a lavorare qui un giorno: “In Arizona gli stipendi sono molto più alti che in Italia”. Come lui molti altri giovani decidono di fare carriera all’estero. Una scelta difficile ma a volte necessaria: “Penso che molti altri giovani italiani si sono resi conto che possono trovare molte più opportunità all’estero che non in Italia. Conosco altri italiani che sono venuti qui per lo stesso motivo. Tutti amano l’Italia e sono orgogliosi di essere italiani. Addirittura penso che l’amor di patria si faccia più forte quando uno vive all’estero. Però io e suppongo molti altri italiani all’estero, sono consapevole che i problemi dell’Italia non potranno essere risolti a breve termine”. All’inizio di questa esperienza negli Stati Uniti qualche imprevisto certo non è mancato: “La difficoltà maggiore è stata quella di adattarmi alla mentalità americana. Il modo di agire e soprattutto il modo di pensare è molto differente. Mi sono sentito come uno che ha vissuto all’interno di una bolla di vetro in un mondo ovattato e che per la prima volta si è trovato il mondo vero e proprio davanti a sé”. (Gil)
