La Spagna si ferma a cento giorni dall’insediamento del governo Rajoy contro la riforma del lavoro ed è immediata la guerra di numeri tra l’esecutivo e i sindacati sulla partecipazione allo sciopero generale. Un successo secondo l’Union general de trabajadores (Ugt) e Comisiones Obreras (Ccoo), un flop secondo la Moncloa. “La partecipazione è sensibilmente superiore a quella dello sciopero del 29 settembre” 2010 contro la riforma Zapatero, è stato il commento di Comisiones Obreras, durante la conferenza stampa in cui ha presentato i dati dei consumi elettrici forniti da Red Eléctrica de España, secondo cui alle 9 di mattina è stata registrata una diminuzione della richiesta di energia rispetto allo stesso giorno della settimana precedente fino a un 24.84% in meno, a dimostrazione dell’alta adesione allo sciopero che secondo le organizzazioni sindacali questa mattina ha raggiunto l’85% e anche durante la notte l’adesione è stata massiccia. Percentuali che scendono “di qualche punto se si calcolano i dati di settori come la sanità, la scuola e la pubblica amministrazione”, ha sottolineato il numero uno di Ccoo aggiungendo che si tratta comunque di dati che non mettono in dubbio il successo dello sciopero generale. Per l’esecutivo l’impatto dello sciopero generale è stato “chiaramente inferiore rispetto a settembre 2010”. Il ministero dell’Interno spagnolo, infatti, ha presentato dei dati di consumo energetico molto diversi da quelli in possesso dei sindacati: alle 10.30 di mattina – secondo il dicastero – si è registrato un calo di appena un 17.7% dei consumi, quindi un’adesione inferiore rispetto allo sciopero contro il governo Zapatero, mentre El Pais parla di un 21% in meno, anche se, fa notare il quotidiano spagnolo, “non è facile fare delle comparazioni con altri giorni dell’anno, dal momento che influiscono sui consumi anche altri fattori come la temperatura”. Al di là dei numeri, sulla riforma del lavoro l’esecutivo è inamovibile: “Le parti fondamentali della riforma del lavoro non verranno modificate”, ha ribadito oggi il ministro del Lavoro, Fátima Báñez. L’esecutivo è disposto a “dialogare fino allo sfinimento” ed è aperto a “proposte migliorative” ma, ha sottolineato la ministra, “le parti fondamentali non verranno cambiate perché sono le basi per la futura creazione di posti di lavoro nel nostro paese” per dare delle “opportunità ai 5.2 milioni di disoccupati”. Una giornata di sciopero che si è svolta in maniera piuttosto tranquilla in tutta la Spagna tranne che a Barcellona dove si sono registrati degli scontri tra la polizia e i manifestanti, alcuni dei quali hanno dato fuoco a dei cassonetti della spazzatura. Le forze dell’ordine hanno caricato per disperdere i manifestanti in diverse parti del centro della città. (Cle – 29 mar)
