DALLA SVIZZERA UNA COMMEDIA SUL MONDO DELLE BANCHE
Una delle banche più antiche della Svizzera è a un passo dal fallimento. Perché arrendersi? Franco Quinto e la moglie Ottilia, eredi di una immortale schiatta di banchieri, ne sanno una più del diavolo. Da due secoli ingannano, falsificano, uccidono pur di far profitti e nascondere tremende nefandezze. Tornare indietro non si può. Al diavolo scrupoli e buoni sentimenti, chi se ne frega se si uccide il proprio miglior amico, si prostituisce un’impiegata, si raggira un produttore di orologi: banca e profitto vengono prima di ogni altra cosa! E per trasferire allo Stato il buco clamoroso generato dalla pessima gestione degli ultimi anni, i coniugi Franco sono pronti a simulare perfino la propria morte. Ma – colpo di scena – Franco e Ottilia scoprono che al mondo c’è qualcuno più diabolico di loro… È questo il plot di “Franco Quinto, commedia di una banca” di Friedrich Dürrenmatt (euro 12, 160 pp.) appena uscito per Marcos y marcos. L’autore, svizzero, nato nel 1921 e scomparso nel 1990, nel suo paese è diventato celebre dopo la messa in scena nel 1952 de “Il matrimonio del signor Mississippi” e la contemporanea pubblicazione del romanzo “Il giudice e il suo boia”. Dal paese delle banche per eccellenza arriva una commedia, attuale più che mai, dai toni farseschi, sinistramente profetica, su vergogne e drammatici segreti del mondo della finanza. (Naf)
UNA BLACK COMEDY CONTRO SFRUTTAMENTO ANIMALI
Una notte un uomo trova una ragazzina chiusa in un sacco nella neve: è ferita da numerose coltellate, ma respira ancora. L’uomo si chiama Nile Nightingale e sta scappando, anche se non sa bene da cosa. Forse dalla serie di fallimenti che hanno costellato la sua vita, dalla dipendenza da droghe, alcol e antidepressivi. Rifugiarsi tra le montagne del Canada è il suo modo di sparire dal mondo. La ragazzina è Céleste, una quattordicenne “nerd” che ha ingaggiato una solitaria lotta contro la caccia e il maltrattamento degli animali selvatici. Nile salva rocambolescamente Céleste, dando inizio a una strana amicizia e a un piano di vendetta contro i bracconieri che stanno distruggendo l’ambiente naturale del Québec. “La società degli animali estinti” (euro 17,90, 512 pp.), appena pubblicato da Isbn, è una scioccante cronaca dello sfruttamento animale, e insieme una commovente black comedy sul rapporto tra un uomo che ha perso tutto e un’adolescente fragile e spericolata. L’autore Jeffrey Moore è uno scrittore e traduttore canadese. “La società degli animali estinti” è il suo terzo romanzo, dopo “Una catena di rose” (2002) e “Gli artisti della memoria” (2005). Attualmente vive tra Montréal e Val-Morin, in Québec. (Naf)
“UN POSTO CHIAMATO OREJA DE PERRO” DI IVÁN THAYS
Se un uomo deve scrivere l’ultima lettera d’amore alla donna che ha perso, Oreja de Perro è l’unico posto in cui troverà il silenzio di cui ha bisogno. Profanato dalla violenza delle persecuzioni degli anni di piombo in Perù, questo lembo di terra labirintica delle Ande è un deserto che urla, perché la voce di quel popolo risuona come se fosse stata strozzata e poi intrappolata in un pozzo. Un cronista famelico di storie è impegnato a raccogliere le testimonianze di quella gente per riconciliare il paese con la cruda memoria dei fatti. Lì, a Oreja de Perro, il dramma per la perdita di Paulo, suo figlio, si mescolerà a quello di un popolo, in una vicenda collettiva mai sepolta, che chiede di essere raccontata. Ma i ricordi personali pesano, anche quando si cerca di nasconderli dietro altri dolori. È questo il plot di “Un posto chiamato Oreja de Perro”, il romanzo di Iván Thays appena pubblicato da Fandango (euro 16, pp. 223). L’autore, peruviano, ha vinto nel 2000 il premio giornalistico Príncipe Claus per i suoi contributi, ha diretto per sette anni il programma televisivo Vano Oficio su libri e letteratura e ha un seguitissimo blog di cultura, Moleskine Literario. Professore universitario, con questo romanzo è stato finalista del prestigioso Premio Herralde. (Naf)
“LE VACCHE DI STALIN” DI SOFI OKSANEN
Un Nord che in realtà è un Occidente, una porta verso la libertà e il benessere: questo, una volta, era il confine tra Estonia e Finlandia. Ben lo sanno Katariina e Anna, madre e figlia. La prima ha rinunciato a successo e ambizioni per seguire oltre frontiera il suo amore finlandese e una volta giunta in quell’agognata terra ha cercato in ogni modo di cancellare qualunque indizio del suo passato estone, ossessionata dal terrore di essere spiata, scoperta e denunciata. La figlia riversa su di sé la medesima ansia di controllo totale e si autoimpone l’obiettivo della perfezione fisica attraverso una dieta folle. Un regime spietato, una fissazione che l’assorbe completamente, che domina la sua vita come un despota assoluto e le impedisce di avere un lavoro, amicizie, relazioni normali. Ne “Le vacche di Stalin” (euro 19,50, pp. 486), appena uscito per Guanda, Sofi Oksanen racconta di un’Estonia in lotta contro l’invasione russa, delle deportazioni nei campi siberiani, del cupo dominio sovietico degli anni Settanta e del crollo del comunismo fino ai nostri giorni. L’autrice è nata nel 1977 in Finlandia ma è di origine estone. “Le vacche di Stalin”, suo romanzo d’esordio, è stato finalista al Runeberg Award, uno dei più prestigiosi premi letterari finlandesi. “La purga” ha ottenuto numerosI riconoscimenti: Nordic Council Literary Prize, Finlandia Award, Runeberg Award, Prix Femina, The European Book Prize. (Naf)
VOCI DI RIVOLUZIONE DA TUNISI
Rivoluzione del gelsomino, democratica e dei social network. In pochi sono riusciti ad analizzare in profondità la scintilla che ha generato il più vasto incendio nel mondo arabo degli ultimi cinquant’anni. Fulvio Massarelli conosce, fin da quando studiava all’università di Tunisi, la realtà di quei pochi oppositori che da tempo lottavano contro il regime di Ben Ali in Tunisia. Le testimonianze presentate nel volume “La collera della casbah” (euro 11, pp. 128), appena uscito per Agenzia X, sono state raccolte nei sit-in di massa e durante le cariche della polizia, le pallottole e i gas lacrimogeni. Sono pensieri e ragionamenti che esprimono l’urgenza e la tenacia di una piazza che è riuscita a far cadere la dittatura e due governi di transizione. Parole che racchiudono in sé la collera di migliaia di manifestanti, la felicità della liberazione e le tragedie delle numerose vittime. Voci, tradotte direttamente dall’arabo, di militanti, studenti, blogger, giornalisti, ultras, rapper, disoccupati, ex clandestini in Italia, professoresse d’arte e poeti. Racconti orali di una drammatica lotta per la dignità e la giustizia sociale, che compongono una narrazione polifonica sulle origini e le prospettive della rivolta. Fulvio Massarelli, esperto e profondo conoscitore della società tunisina, ha studiato e lavorato per anni nel Maghreb interessandosi di movimenti sociali e culture giovanili. È redattore del sito di informazione Infoaut e collaboratore de “il manifesto”. (Naf)
