(2 apr) – Le imprese del Nord Est più che crescere verticalmente, sembrano svilupparsi per linee orizzontali: cercando alleanze con altre aziende, accorciando e sistematizzando i rapporti all’interno della propria filiera, formalizzando accordi produttivi e commerciali, creando forme consortili e aggregazioni. Perseguendo queste modalità le imprese diventano più grandi, senza farsi più grosse. Ogni media impresa (fra i 50 e i 250 dipendenti) nel Nord Est ha relazioni produttive e commerciali con 274 fornitori. Un prodotto realizzato da una media impresa, per il suo 80% è realizzato con il concorso dei fornitori. Dunque, le imprese si strutturano sempre più attraverso reti di relazioni orizzontali: reti che si allungano in misura crescente verso altri Paesi. E così – osserva uno studio della Fondazione Nord Est – i tradizionali distretti industriali da “di-stretti” diventano “dis-larghi”, rompono i loro confini tradizionali, allungano le relazioni e le loro reti di fornitura. Così facendo polarizzano il sistema imprenditoriale fra quanti riescono a tenere il passo e quanti, invece, arretrano all’interno degli stessi distretti. Questi processi sono stati spesso valutati negativamente. In realtà, le ricerche dimostrano come tali fenomeni – oltre che essere inevitabili – arricchiscano il territorio originario: oltre la metà delle imprese che si internazionalizza trascina con sé all’estero tutti i subfornitori e un ulteriore due quinti ne attrae una parte. Di più, modificano la struttura occupazionale e delle professioni all’interno delle imprese: meno lavoro manuale e operaio, più professioni tecniche e pregiate. Più “mentedopera” che “manodopera”.
Fonte:
http://www.fondazionenordest.net/La-grande-trasformazione–20-anni-di-Nord-Est.904.html
