L’analisi della gestione urbana dei rifiuti urbani vede l’Italia, con 541,3 kg/anno pro capite, attestarsi leggermente al di sopra della media dell’Unione a 27 (più Svizzera, Norvegia e Islanda), pari a 512,3 kg. Il dato emerge dalla terza edizione del “Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia”, presentato da Enea e Federambiente, che fornisce una fotografia aggiornata e dinamica del sistema industriale di valorizzazione energetica dei rifiuti urbani nel nostro Paese. Il terzo Rapporto mostra una tendenza in continua evoluzione e crescita del sistema impiantistico di recupero energetico, il cui ruolo è ormai indispensabile per una piena attuazione di un sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani e allo sviluppo del quale sono associati anche benefici ambientali. Il parco impiantistico nazionale è in linea, se non addirittura all’avanguardia, con le realtà più avanzate a livello europeo, in particolar modo per ciò che concerne le tecniche adottate e le prestazioni conseguite in campo ambientale. Nel dettaglio, il rapporto evidenzia come a livello comunitario il 40% dei rifiuti viene riciclato o compostato, il 20% è avviato a incenerimento e il 37% viene smaltito in discarica. Le differenze tra Paese e Paese sono molto ampie: in Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Svezia prevalgono il riciclaggio e il recupero d’energia, con un ricorso alla discarica che va dallo 0,3% della Germania al 5,1% del Belgio, mentre all’opposto Bulgaria, Lettonia, Lituania e Malta avviano a discarica oltre il 90% dei loro rifiuti. L’Italia, con il 49,1%, si colloca nettamente al di sopra della media UE (37,3%). Complessivamente nei 30 Paesi esaminati esistono 446 impianti d’incenerimento dei rifiuti urbani (398 nell’UE27) che nel 2009 hanno trattato 69,7 milioni di tonnellate (65,1 nell’UE27). (Red – 12 apr)
