Nel confronto internazionale i debiti finanziari delle famiglie italiane rimangono, in rapporto al reddito disponibile, di un terzo più bassi del dato medio dell’area dell’euro: il 66 contro il 99 per cento nel 2011. Questo risultato – ha spiegato Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d ‘Italia – è dovuto principalmente alla contenuta diffusione nel nostro paese dei prestiti per l’acquisto di abitazioni, anche grazie all’elevato livello di ricchezza reale detenuta dalle famiglie italiane. Nel 2010 poco più di un decimo delle famiglie aveva un mutuo, rispetto al 30 e più per cento in molti paesi europei e al 40-50 per cento nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. Sono invece meno forti le disparità per quanto riguarda il credito al consumo, che nel 2010 era utilizzato da circa il 17 per cento delle famiglie italiane. Nel biennio 2008-10 la quota di famiglie indebitate è diminuita dal 24 al 21 per cento. Tale andamento è dipeso non solo da una minore domanda di prestiti, ma anche da una maggiore selettività nella concessione dei finanziamenti da parte delle banche. Il calo della quota di famiglie indebitate ha riguardato principalmente i prestiti immobiliari ed è stato più accentuato per i nuclei meno abbienti, per i quali è anche diminuito l’importo medio del mutuo. Al contrario, a differenza del passato, la spesa del 25 per cento più povero delle famiglie è stata sostenuta da un aumento del ricorso al credito al consumo. Oggi queste detengono il 27 per cento del totale di questa tipologia di prestito.
http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/tarantola-4-4-12.pdf
