LA STORIA D’AMORE TRA ETTORE MO E L’AFGHANISTAN
Il rapporto tra Ettore Mo, uno dei più celebri e premiati corrispondenti di guerra, e l’Afghanistan, terra ferita da decenni di guerre intestine e interessi armati delle potenze mondiali, assomiglia a una storia d’amore dolce e sofferta, di quelle che durano anni e sopravvivono alla lontananza, che invece le rende più tenaci e più salde. A partire dal ’79 il corrispondente del Corriere della Sera è tornato periodicamente in Afghanistan. Nel frattempo tiene un diario dove annota tutto: la terra, le facce, le persone che incontra, le amicizie che stringe, come quella con Ahmad Shah Massud, il Leone del Panshir, terrore ei sovietici e dei talebani, che insegna ai suoi uomini la guerra, ma anche la poesia. I flash narrativi di “Diario dall’Afghanistan” (Transeuropa edizioni; euro 10; pp. 112) come in ogni mémoire che si rispetti, non seguono una linea rigidamente cronologica ma si dispongono come lampi emotivi, istantanee che si accordano perfettamente alle fotografie di Luigi Baldelli, uno dei principali cantori per immagini dell’Afghanistan. Ettore Mo, fino agli anni ’70, scrive recensioni di musica e teatro per il Corriere della Sera, finché ottiene dal direttore di seguire il ritorno al potere di Khomeini. Ettore Mo diventa uno dei reporter di guerra più conosciuti e rispettati nelle zone di conflitto e in patria, ottenendo l’onorificenza di Grande ufficiale ordine al merito della Repubblica Italiana. (Naf)
“CRONACHE DEL RUM”: DAL ROMANZO IL FILM CON JOHNNY DEPP
“In qualche rara occasione dimostrava lampi di intelligenza stagnante. Ma il suo cervello era così marcio per l’alcol e per quella vita dissoluta che quando cercava di avviarlo sembrava un vecchio motore ingolfato rimasto inzuppato troppo a lungo nel lardo”. Così viene descritto il protagonista di “Cronache del rum” (Dalai editore; euro 9,90; pp. 280), giornalista sconclusionato e stonato, di stanza a Portorico, la cui più grande abilità sta nel riuscire a ritrovare la propria macchina dopo una serata di delirio etilico, grazie al cattivo odore dell’auto stessa più che al suo olfatto. Paul Kemp, trentenne intrappolato in un lavoro senza prospettive, sente il suo talento scivolare via veloce come il rum versato in un pugno, e vede allontanarsi il sogno di emulare i suoi modelli Hemingway e Fitzgerald. Questo il plot del libro, scritto nel 1959, che ha ispirato il film con Johnny Depp “The Rum Diary”, in uscita nella sale italiane il 24 marzo. L’autore Hunter S. Thompson, è lo stesso che ispirò il film “Paura e delirio a Las Vegas”. Raoul Duke o Dr. Gonzo, così amava essere chiamato Thompson (morto nel 2005 in circostanze misteriose), ha lavorato per “Rolling Stone” dalla fine degli anni ‘60 e per tutti i ‘70. Creatore del gonzo journalism, uno stile di scrittura che combina il giornalismo convenzionale, le impressioni personali e gli artifici narrativi del racconto per produrre un personale punto di vista sugli avvenimenti e le situazioni. (NAF)
LE VICISSITUDINI DE “LA FAMIGLIA AUBREY”
Primo romanzo di una trilogia, “La famiglia Aubrey” (Mattioli1885; euro 20; pp. 430) ripercorre le travagliate vicissitudini di una famiglia di artisti, in un universo dove niente è semplicemente quello che sembra, tra visioni profetiche del futuro e fantasmi del passato. L’autrice Rebecca West restituisce una versione romanzata della sua infanzia, tra musica, politica e preoccupazioni finanziarie. I destini della famiglia Aubrey s’intrecciano in un flusso narrativo che scorre impetuoso tra i ricordi, evocando le tensioni sociali e le inquietudini di un’Europa alle soglie del Novecento. Rebecca West è lo pseudonimo di Cecily Isabel Fairfield (1892-1983), scrittrice inglese considerata una delle più raffinate prosatrici del Ventesimo secolo. Nel corso della sua vita è stata attrice di teatro, femminista ante-litteram, socialista, suffragetta. Descritta dall’amica Virginia Woolf come “un incrocio tra una donna di servizio e una zingara, ma più tenace di un terrier” per il suo carattere indomabile e anticonformista, Rebecca West ha molti amanti. Tra questi, H. G. Wells, con cui intreccia una turbolenta relazione durata dieci anni. (NAF)
“L’ANGELO LETTERARIO” SPIEGA PERCHE’ SI INIZIA A SCRIVERE
Perché si comincia a scrivere? Nella vita di uno scrittore esiste davvero il momento della prima ispirazione letteraria, del risveglio narrativo? Partendo da cinque racconti biografici che cercano di approssimarsi all’attimo folgorante di Hermann Hesse, Raymond Carver, Ernest Hemingway, Ricardo Piglia e Vladimir Nabokov, lo scrittore Eduardo Halfon cerca di stabilire l’istante preciso, sebbene a volte fugace, in cui un angelo (o piuttosto un demonio) vola su qualcuno obbligandolo così a cadere nell’oscuro e infinito pozzo della letteratura. “L’angelo letterario” (Cavallo di Ferro; euro 15,50; pp. 160) è un’indagine appassionante tra il romanzo, il diario, il saggio e la raccolta di esilaranti e drammatiche interviste in cui gli autori stessi prendono corpo per parlarci e raccontarci la loro storia. Eduardo Halfon è nato nel 1971 a Città del Guatemala. Collaboratore della rivista “Granta”, nel 2007, al Festival Hay di Bogotá, è stato considerato uno dei migliori giovani scrittori del Sud America. La sua opera è pubblicata in Spagna, Portogallo, Serbia, Olanda, Francia e America. “L’angelo letterario” è stato finalista del premio Herralde de Novela. (Naf)
“IL MISTERO DEL MARE” DI STOKER IN ITALIA A CENTO ANNI DA SUA MORTE
Nel centenario della morte di Bram Stoker, il celebre creatore di Dracula, Nutrimenti pubblica per la prima volta in Italia “Il Mistero del Mare” (euro 19,50; pp. 464). Fulcro dell’intera vicenda è la ricerca di un antico tesoro, un capitale di monete e lingotti che lo Stato Pontificio, alla fine del sedicesimo secolo, aveva destinato alla corona di Spagna per conquistare l’Inghilterra e convertirla al cattolicesimo. Archibald Hunter, protagonista e narratore, è l’uomo scelto dal fato per sbrogliare una vicenda irta di pericoli, intorno alla quale convergono le mire di molti attori. Il destino gli riserva come compagna una giovane e indomita americana, Marjory, erede della nobile stirpe di Sir Francis Drake. Insieme a lei, Archie dovrà districarsi tra misteriosi fenomeni di preveggenza e scritture enigmatiche, inganni, rapimenti e battaglie in mare, incalzato da una perfida veggente, da un azzimato gentiluomo spagnolo e dai servizi segreti britannici e americani. Nei primi anni del Novecento, quando fu dato alle stampe, Bram Stoker era una delle figure più in vista dell’alta società londinese, da oltre vent’anni assistente personale di Henry Irving, il più acclamato attore vittoriano, e autore di alcuni libri di discreta popolarità, tra cui Dracula, “la miglior storia di demoni che abbia letto da molti anni a questa parte”, come ebbe a scrivergli Arthur Conan Doyle. Proprio l’immensa fortuna di Dracula, che dopo la morte di Stoker s’impose tra i capolavori della narrativa del terrore, ha inevitabilmente gettato ombra sul resto dell’opera dello scrittore irlandese. Così, anche “Il Mistero del Mare” ha finito per vivere una lunga stagione di oblio, restando pressoché sconosciuto ai lettori di molte parti del mondo, e fin qui inedito pure in Italia. (NAF)
I GIORNI VERI DELLA PARTIGIANA GIOVANNA ZANGRANDI
Da insegnante di scienze naturali a staffetta partigiana nel giro di pochi giorni. La vita di Giovanna Zangrandi, cresciuta nel bolognese ma fuggita giovanissima tra le Dolomiti altoatesine, ha una svolta improvvisa l’8 settembre del ’43, quando i nazisti annettono le province di Bolzano e Trento al Terzo Reich. Colta dall’urgenza di partecipare in prima persona alla lotta di Liberazione, si unisce alla Brigata partigiana Calvi e diventa un tassello fondamentale nel trasporto di informazioni, armi e documenti falsi. Vive per quasi un anno nascosta nei boschi e tra le rocce, nelle cucine amiche e nei fienili. Quasi vent’anni dopo, rielabora le annotazioni e i ricordi dell’epoca in un diario. “I giorni veri” (Isbn; euro 15; pp. 288) racconta una Resistenza vista nella sua dimensione quotidiana, dal basso e dal di dentro – tra spericolate discese con gli sci e lunghe corse in bicicletta – e da una prospettiva femminile, capace di raccontare donne coraggiose e forti, figure ancora oggi indimenticabili. Giovanna Zangrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua, nasce nel 1910 a Galliera, in provincia di Bologna, e dopo la laurea in chimica si trasferisce a Cortina, dove insegna, scrive sui giornali locali e fa l’istruttrice di sci. Dopo l’impegno nella Resistenza, pubblica, tra le altre, le opere “Leggende delle Dolomiti” (1951), “I Brusaz” (premio Deledda 1954), “Il campo rosso” (premio Bagutta 1960) e “I giorni veri” (premio Resistenza-Venezia 1966). (Naf)
