(3 mag) Anche negli Stati Uniti si avvicina il momento della dichiarazione dei redditi e si fa animato il dibattito intorno alla domanda se i contribuenti con redditi alti dovrebbero pagare ancora più tasse o se il prelievo sul loro reddito sia già troppo elevato. Tradizionalmente, gli Stati Uniti vantano un sistema di tassazione progressivo, nel quale l’aliquota fiscale cresce al crescere del reddito. Ma secondo i dati proposti dagli economisti Michael Greenstone e Aadam Looney questo è sempre meno vero: l’attuale sistema fiscale americano è meno progressivo di quelli di altri paesi industrializzati e oggi considerabilmente meno progressivo di quanto non lo fosse pochi decenni fa. Negli ultimi cinquanta anni, le aliquote per gli americani più ricchi sono diminuite del 40 per cento, mentre quelle degli americani medi sono rimaste pressocché costanti. Il calo delle tasse per i ricchi ha coinciso con un aumento della diseguaglianza, perché gli incrementi di salario si sono concentrati su una parte relativamente piccola della popolazione americana. Per esempio, dal 1979, i guadagni delle famiglie nell’1 per cento più alto nella distribuzione del reddito sono cresciuti più del 250 per cento. Nello stesso tempo, per molte famiglie al centro e in basso nella distribuzione del reddito, i redditi sono rimasti fermi oppure sono calati. Ciò significa che le stesse persone che hanno avuto i maggiori incrementi di reddito negli ultimi trent’anni, hanno beneficiato anche dei più ampi tagli alle tasse.
