Stando ai dati forniti dal ministero dell’Istruzione, gli studenti fuoricorso rappresentano una quota pari al 40 per cento degli iscritti all’Università e il loro numero è cresciuto costantemente nel periodo 1969-2009. Secondo un’analisi apparsa sul sito lavoce.info il “fuoricorsismo” è dovuto a diversi fattori, quali: 1) il sistema di regole di accesso e di prosecuzione degli studi universitari; 2) le modalità di finanziamento del sistema universitario; 3) i rendimenti sul mercato del lavoro della laurea. Non mancano le proposte per ridimensionare il fenomeno. Anzitutto occorre rafforzare le attività di orientamento già negli ultimi anni delle scuole superiori in modo da consentire ai giovani di individuare per tempo il percorso universitario più adatto alle loro caratteristiche. Tali misure dovrebbero poi essere accompagnate da efficaci meccanismi di regolamentazione degli accessi all’università. Inoltre, occorre ridurre l’eccessiva flessibilità nella programmazione degli esami da parte degli studenti. Sarebbe poi fondamentale intervenire sul fronte delle dotazioni di capitale fisico e umano, in modo da agevolare l’interazione continua tra docenti e studenti. Occorrerebbe poi ripensare il sistema di tasse universitarie, introducendo maggiori incentivi (o quanto meno eliminando gli attuali disincentivi) a un percorso di studi regolare. I collegamenti fra sistema d’istruzione e mercato del lavoro sono ancora scarsi e andrebbero pertanto migliorati. Nonostante la progressiva diffusione dei tirocini e stage in azienda durante il percorso universitario, le attività di job placement delle università, laddove esistono, hanno ancora un’efficacia limitata. Tutto ciò porta a richiedere molti anni per laurearsi e un periodo non breve per trovare un lavoro.
http://www.lavoce.info/articoli/-scuola_universita/pagina1003013.html
