Nel 2011 – anno per il quale, ad inizio di legislatura (2008), era previsto l’azzeramento del disavanzo pubblico e una riduzione del rapporto debito /Pil al di sotto del 100 per cento – l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche ha sfiorato il 4 per cento del Pil, mentre il debito ha superato il 120 per cento del prodotto. La distanza tra previsioni e realtà non poteva essere più grande. Si scontano così soprattutto gli effetti della crisi sulle variabili economiche e sui conti pubblici: nel triennio 2009-2011, il Pil è diminuito complessivamente in termini reali del 3,3 per cento, a fronte di una proiezione di inizio legislatura che stimava una crescita del 3,4 per cento. In termini nominali la perdita cumulata di prodotto risulta prossima ai 160 miliardi. La conseguente flessione delle basi imponibili ha determinato una caduta rilevante del gettito tributario e, di conseguenza, scostamenti di grandi dimensioni tra risultati e originari obiettivi programmatici di finanza pubblica. In presenza di una crescita della spesa pubblica al netto degli interessi non dissimile, se non nel profilo temporale, da quella programmata nel DPEF del 2008 per il triennio 2009-2011 (cumulativamente il 4 per cento), il cedimento delle entrate (una crescita cumulata di solo lo 0,6 per cento, a fronte di un aumento programmato del gettito di poco inferiore al 10 per cento nel triennio) ha prodotto un progressivo esaurimento dell’avanzo primario, ridotto nel 2011 all’1 per cento del Pil, contro il 4,9 programmato.
Fonte:
